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    Sale 2504

    Old Master Paintings

    28 November 2007, Milan, Palazzo Clerici

  • Lot 145

    Ippolito Caffi (Belluno 1809-1866 Lissa)

    Piazza San Pietro al chiaro di luna, Roma

    Price Realised  

    Ippolito Caffi (Belluno 1809-1866 Lissa)
    Piazza San Pietro al chiaro di luna, Roma
    olio su tela, senza cornice
    38 x 49 cm.


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    Le sette vedute qui presentate, tutte di uguale formato e certamente eseguite a uno stesso tempo e per un'unica committenza, si riferiscono alle due città d'Italia che il bellunese Ippolito Caffi scelse, in tempi diversi, come patria di elezione. Venezia, innanzi tutto, dove si trasferì appena diciottenne per frequentarvi l'Accademia di Belle Arti, e tornò a più riprese nel corso degli anni Quaranta, e Roma, dove giunse per la prima volta nel 1832 rimanendovi durante il quarto decennio, e si stabilì per tre anni a partire dal 1855. Alla metà dell'Ottocento, la Città eterna proponeva agli artisti e ai viaggiatori, che ancora attirava in gran numero, le tracce di un passato glorioso le cui vestigia si ergevano, malinconiche e trascurate, in luoghi periferici e relativamente isolati, e un presente legato agli usi e alle cerimonie della corte pontificia che, pur non potendo competere in modernità con le altre capitali d'Europa, avevano pur sempre come teatro lo splendore delle piazze barocche volute dai papi e recentemente abbellite dalla amministrazione francese. Le cinque vedute romane di Ippolito Caffi corrispondono assai bene a questo doppio registro: tre di esse, dedicate ai resti della Roma imperiale, restituiscono con esattezza lo stato dei Fori solo parzialmente esplorati e invasi invece dalle modeste costruzioni che nel corso dei secoli si erano sovrapposte ai monumenti antichi. Interessante e rara, per l'appunto, è la veduta del Foro di Augusto, documento di una situazione oggi radicalmente mutata: si vede infatti la chiesa di S. Basilio, ora non più esistente, addossata al tempio di Marte Ultore e, intorno a quest'ultimo, una serie di costruzioni demolite alla fine dell'Ottocento; in primo piano, alcuni visitatori sembrano commentare perplessi la decadenza di questi celebri luoghi. Una veduta inconsueta e senza dubbio cara all'artista, che la raffigurò anche sulle pareti del Caffè Pedrocchi a Padova. Più spesso replicata quella del Foro romano, interessante per la presenza del muro di cinta degli Orti Farnesiani, e di una serie di costruzioni poi demolite, mentre la veduta notturna del Colosseo, meta obbligata per i viaggiatori stranieri nelle notti di luna, dà conto del restauro promosso da Pio IX nel 1852, della Meta Sudante demolita nel Novecento ma, ancor più delle altre, della solitudine e dell'isolamento di quei luoghi allora lontani dalla città.
    Di tutt'altro clima, la veduta di piazza del Popolo, che qui vediamo completa dell'emiciclo disegnato dal Valadier e nell'assetto che ancor oggi conserva, teatro del passeggio elegante, e soprattutto quella del notturno a piazza San Pietro illuminata dalle torce, oltre il proscenio del colonnato berniniano. Furono appunto i cieli notturni, solcati dalle scie luminose dei fuochi d'artificio, punteggiati dalle fiamme dei 'moccoletti' o dalla torce delle ricorrenze festive a rendere nuove e attuali le vedute di Caffi, che sempre ricercò, in contesti diversi, effetti atmosferici particolari e tali da differenziare le sue immagini veneziane rendendole in qualche modo uniche e memorabili. Ecco dunque la neve in laguna o, nel nostro caso, un banco di nebbia che, nel silenzio immoto, nasconde alla vista la chiesa della Salute, lasciandone emergere solo il coronamento o, infine, una visione trasognata del bacino di San Marco in cui, quasi un ricordo di Bisanzio, le nere cupole paiono sospese sull'acqua.

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