Memorie di un ladro del 1907 - che, assieme a precedenti raccolte di "scene" come Gente 'e mala vita finiscono per prefigurare i capolavori a venire di autori come Genet o Pasolini...). Interessanti (a dimostrazione di una costruzione del tutto artificiale della "naivet" che si scelse come marchio di fabbrica) sono pure i suoi studi eruditi sull'arte e la storia della sua citt (con un autentico capolavoro della ricostruzione d'ambiente quale Il Gran Cortese del 1913). L'archivio che si presenta raccoglie i manoscritti autografi completi delle opere pi importanti del Russo: spicca quello, davvero imponente (ben 627 pagine 8o), delle sullodate Memorie di un ladro; ma sono presenti, integralmente, anche quelli di altre opere rilevanti quali le raccolte poetiche 'O "Luciano" d''o Rre e Strambotti napolitani, i drammi Lucilla Catena e A paranza scicca e il gran saggio Il Gran Cortese (260 pagine 8o). Ma le presenze pi interessanti, in ordine a una ricostruzione anche filologicamente attendibile di questa figura che ancora attende il momento della della sua compiuta "riscoperta" critica, sono i manoscritti delle decine di opere minori e restate disperse sulle mille testate alle quali, come detto, il Russo non disedegnava di prestare la propria opera: come la serie Piedigrotta (che anticip l'interesse "colto" per la sottocultura canzonettistica, che trover di l a poco un indimenticabile interprete come il futurista Francesco Cangiullo), il lungo saggio su Il poeta napoletano Velardiniello, eccetera eccetera eccetera. Le migliaia di carte (pi di 2600 autografe, e 221 dattiloscritte: ordinate probabilmente, queste ultime, in previsione di una ulteriore, inedita raccolta poetica: del massimo interesse) sono ordinatamente raccolte in sette eleganti raccoglitori mezza pelle con decorazioni in oro e in marocchino rosso ai dorsi. Un magnifico archivio di un grande "minore" del Novecento italiano. " /> (Napoli) ARCHIVIO RUSSO. Ferdinando RUSSO (1866-1927) stato uno dei grandi protagonisti della vita culturale napoletana a cavallo del Novecento. La sua sterminata attivit pubblicistica (che vide anche episodi importanti sul piano storico-culturale, come la fondazione della rivista letteraria "Vela latina", ma che per lo pi si disperse in una infinit di collaborazioni alle testate pi diverse, proseguendo la grande tradizione del "Freelancing" che proprio a Napoli avevano inventato gli amici Scarfoglio e Serao) ha in parte messo in ombra la sua produzione letteraria "creativa", che pure ne fa (se non altro per quantit) uno dei massimi protagonisti della sua generazione (attirandosi anche interessi critici prestigiosi: da Francesco Flora ad Adriano Tilgher, sino alle particolareggiate ricerche pi recenti di Enrico Malato). La musa di Russo spazia su tutti i generi codificati; e alcuni se ne inventa di nuovi, per dare libero sfogo a un temperamento sanguignamente popolaresco (pur se il Russo fu scrittore di formazione squisitamente borghese) e a un gusto fondamentalmente bozzettistico e folclorico di derivazione verista. Pure musicista, il Russo ebbe un talento naturale per la resa sonora del dialogo, che nel suo spontaneo filolgismo dialettale rende la parte teatrale della sua opera, forse, quella pi resistente al tempo. La produzione poetica, infatti (che pure fu molto apprezzata dai suoi contemporanei) cede facilmente le armi alla liquida sonorit e al gusto dell'immagine di Salvatore Di Giacomo, mentre quella narrativa scivola spesso dal verismo "estremizzato" (alla Mastriani o, per altro verso, alla Imbriani) a un gusto che non si potrebbe definire altrimenti che d'appendice (con almeno un titolo, per, assolutamente efficace: le <I>Memorie di un ladro</I> del 1907 - che, assieme a precedenti raccolte di "scene" come <I>Gente 'e mala vita</I> finiscono per prefigurare i capolavori a venire di autori come Genet o Pasolini...). Interessanti (a dimostrazione di una costruzione del tutto artificiale della "naivet" che si scelse come marchio di fabbrica) sono pure i suoi studi eruditi sull'arte e la storia della sua citt (con un autentico capolavoro della ricostruzione d'ambiente quale <I>Il Gran Cortese</I> del 1913). L'archivio che si presenta raccoglie i manoscritti autografi completi delle opere pi importanti del Russo: spicca quello, davvero imponente (ben <I>627 pagine 8o</I>), delle sullodate <I>Memorie di un ladro</I>; ma sono presenti, integralmente, anche quelli di altre opere rilevanti quali le raccolte poetiche <I>'O "Luciano" d''o Rre</I> e <I>Strambotti napolitani</I>, i drammi <I>Lucilla Catena</I> e <I>A paranza scicca</I> e il gran saggio <I>Il Gran Cortese</I> (<I>260 pagine 8o</I>). Ma le presenze pi interessanti, in ordine a una ricostruzione anche filologicamente attendibile di questa figura che ancora attende il momento della della sua compiuta "riscoperta" critica, sono i manoscritti delle decine di opere minori e restate disperse sulle mille testate alle quali, come detto, il Russo non disedegnava di prestare la propria opera: come la serie <I>Piedigrotta</I> (che anticip l'interesse "colto" per la sottocultura canzonettistica, che trover di l a poco un indimenticabile interprete come il futurista Francesco Cangiullo), il lungo saggio su <I>Il poeta napoletano Velardiniello</I>, eccetera eccetera eccetera. Le migliaia di carte (pi di 2600 autografe, e 221 dattiloscritte: ordinate probabilmente, queste ultime, in previsione di una ulteriore, inedita raccolta poetica: del massimo interesse) sono ordinatamente raccolte in sette eleganti raccoglitori mezza pelle con decorazioni in oro e in marocchino rosso ai dorsi. Un magnifico archivio di un grande "minore" del Novecento italiano. | Christie's