). Il Vate non sapeva davvero rassegnarsi che la guerra era finita. (12) " /> D'ANNUNZIO, Gabriele. Bellissimo insieme di cimeli fiumani, indirizzati al commilitone Pompeo Montanarella e alla sua famiglia. Spicca l'attestato della REGGENZA ITALIANA DEL CARNARO. COMANDO DELL'ESERCITO LIBERATORE (manifesto di grande formato, mm. 420 x 300, con fregi di De Karolis e motto QUIS CONTRA NOS?): <I>La medaglia commemorativa della marcia di Ronchi è concessa al legionario Pompeo Montanarella che ha ben servito la causa e ben meritato della patria</I>: il nome del decorato e la firma sono autografe di d'Annunzio. Il quale invia negli anni al legionario una serie di quattro belle, e rare, proprie fotografie con dedica autografa firmata (per lo più appunto del periodo di Fiume, ma la prima invece datata <I>Ottobre di Cattaro: Gioia del Colle, 1917</I>); e poi nove lettere autografe firmate, complete di buste pure autografe (bella la lettera alla moglie di Montanarella, datata <I>15 aprile 1919</I>: <I>Qui, dopo la vittoria subitanea, viviamo d'angoscia, sospesi all'orlo della grande oscurità dove le inette mani senili pretendono di tessere il nostro destino. Vorrei poter tagliare, a colpi di forbici, tutti i fili... e anche le dita</I>; ed eloquente, a definire lo spirito del rapporto col vecchio commilitone, quella <I>7.X.1924</I>: <I>Mio caro Pompeo, te beato che vivi accanto al cavallo e respiri l'odore dell'avena calorosa! Stasera scroscia in me il rimpianto del "volontario". Sono cavalleggere d'Alessandria, con due stivali "fuori ordinanza"... Saluta per me il bel reggimento; e accarezza per me la criniera del tuo cavallo, se è un maremmano</I>). Il Vate non sapeva davvero rassegnarsi che la guerra era finita. (12) | Christie's