all'Ospite. "Tup, tup, tup!". La Befana, 1935), invitandola, il più delle volte blandendola talaltra imperiosamente, a scendere le scale che dividevano i suoi locali da quelli del padrone di casa. Letizia passava infatti molto del suo tempo nello stesso Vittoriale, con una stanza a lei riservata, posta al piano superiore rispetto agli appartamenti del Vate insonne: il quale nel frattempo non rinunciava, però, a ospitarvi amanti più occasionali. Seguivano, con Letizia, scontate baruffe: e torrenziali lettere di riappacificazione. Emblematica, per spudoratezza e non chalance, la lettera più lunga del lotto (9 pagine 4° su carta intestata SEMPER ADAMAS PRIMA SQUADRIGLIA NAVALE IL COMANDANTE, datata 24 maggio 1936 e firmata Ariel), con la quale d'Annunzio si scusa e giustifica in tutti i modi per aver ricevuto - durante un'assenza di Letizia - una delle tante "occasionali" nella stanza della "legittima": Ho lasciato passare alcuni giorni per alleviare l'offesa e il dolore, dopo quel tuo improvviso disconoscimento, quasi brutale: anzi direi brutale se nella mia vita dura non mi fossi imposto l'obbligo della costante cortesia... Altre donne non videro mai la tua stanza. Sono donne d'una notte, queste, con l'automobile alla porta. Io non posso rinunziare all'orgia senza diminuirmi. I medici stessi l'attestano. E basta di questa materia da ridere e da piangere. Perdona. Ti bacio le mani, ma non dimentico né portrò dimenticare mai la nostra carezza. Tutte le nostre bestiole sono accanto al mio capezzale; intorno alla scatola d'oro che chiude la cosa che brucia. Vivi nella mia anima, e nel mio sempre giovine sangue. Allegata, una lettera in francese ad Aélis MAZOYER, due pagine 4°, ce 23. 1923: del primo periodo del Vittoriale, dunque. (19) " /> D'ANNUNZIO, Gabriele. Bellissimo gruppo di diciassette lettere autografe firmate, scritte fra il '35 e il '36, la maggior parte di notevole estensione (complessivamente <I>45 pagine folio e 4°</I> su varie carte intestate) e indirizzate all'ultima "regina del Vittoriale", l'ultima amante legittima cioè: ossia la giovane gardonese Letizia De Felici, che il Vate ha conosciuto per il suo lavoro di merceria. La chiama in mille modi (Irma, Amir, Donella, Piccola, Susina Claudia: tutti sintetizzati da quello siglato su una grande busta con indirizzo scherzoso: <I>all'Ospite. "Tup, tup, tup!". La Befana, 1935</I>), invitandola, il più delle volte blandendola talaltra imperiosamente, a scendere le scale che dividevano i suoi locali da quelli del padrone di casa. Letizia passava infatti molto del suo tempo nello stesso Vittoriale, con una stanza a lei riservata, posta al piano superiore rispetto agli appartamenti del Vate insonne: il quale nel frattempo non rinunciava, però, a ospitarvi amanti più occasionali. Seguivano, con Letizia, scontate baruffe: e torrenziali lettere di riappacificazione. Emblematica, per spudoratezza e <I>non chalance</I>, la lettera più lunga del lotto (<I>9 pagine 4°</I> su carta intestata SEMPER ADAMAS PRIMA SQUADRIGLIA NAVALE IL COMANDANTE, datata <I>24 maggio 1936</I> e firmata <I>Ariel</I>), con la quale d'Annunzio si scusa e giustifica in tutti i modi per aver ricevuto - durante un'assenza di Letizia - una delle tante "occasionali" nella stanza della "legittima": <I>Ho lasciato passare alcuni giorni per alleviare l'offesa e il dolore, dopo quel tuo improvviso disconoscimento, quasi brutale: anzi direi brutale se nella mia vita dura non mi fossi imposto l'obbligo della costante cortesia... Altre donne </I>non videro mai<I> la tua stanza. Sono donne d'una notte, queste, con l'automobile alla porta. Io non posso rinunziare all'orgia senza diminuirmi. I medici stessi l'attestano. E basta di questa materia da ridere e da piangere. Perdona. Ti bacio le mani, ma non dimentico né portrò dimenticare mai la </I>nostra<I> carezza. Tutte le nostre bestiole sono accanto al mio capezzale; intorno alla scatola d'oro che chiude </I>la cosa che brucia<I>. Vivi nella mia anima, e nel mio sempre giovine sangue</I>. Allegata, una lettera in francese ad Aélis MAZOYER, <I>due pagine 4°</I>, <I>ce 23. 1923</I>: del primo periodo del Vittoriale, dunque. (19) | Christie's