manager di se stesso, qual era d'Annunzio, poteva ancora permettersi di condurre la partita (anche perché, in fatto di strategie promozionali e delle virtù auratiche dello "scandalo", nessuno la sapeva più lunga di lui...). Le tre lettere autografe firmate del Vate coprono il rapporto con l'editore dagli esordi (con l'attenta pianificazione del trionfo di pubblico, anche internazionale, del romanzo d'esordio, Il Piacere) sino all'acme del successo (le successive lettere sono datate al 1902 e al 1911), quando siamo ancora lontani dall'ondata celebrativa che ispirerà a d'Annunzio prima l'edizione personale con i tipi dell'Oleandro, poi appunto il contratto d'oro con la nuova major dell'editoria italiana, Mondadori. La recente pubblicazione (a cura di Gianni Oliva, Garzanti 1999) delle Lettere ai Treves ha reso possibile seguire nelle pieghe anche psicologiche, persino affettive, la sottile trama di seduzioni e ricatti che lo scrittore sapeva intessere per ottenere quanto desiderava da quella che restò la sua principale fonte di sussistenza (una sussistenza che costava assai salata, com'è fin troppo noto): la conquista e la salda tenuta dell'animo del maggior editore italiano e dei suoi discendenti, per oltre quarant'anni, si può senz'altro considerare, insomma, uno dei massimi capolavori di d'Annunzio. Di questo straordinario romanzo segreto un capitolo in tutti i sensi saliente è sicuramente la citatissima lettera Roma, 26 marzo 89 (sei pagine 8°), sulla preparazione all'edizione del Piacere mentre ne fioccano sulla stampa le anticipazione e le réclames (dallo stesso d'Annunzio pianificate e realizzate, com'è ovvio): Caro Signor Emilio, io sono furibondo contro di Lei. Ho incaricato Eugenio Sacerdoti di presentarle i miei furori. Vedo con molto dispiacere fuggire il "buon momento" e vedo l'aspettazione grande del pubblico stancarsi... Avrà visto, io spero, che i giornali si occupano del Piacere continuamente... E siamo appena al IV capitolo! E i capitoli sono quindici!! E il mio manoscritto è nelle sue mani da più che due mesi!!! E pensare che io non posso né meno farle pagare una multa! Ella potrebbe, volendo, affrettare l'opera dei tipografi in modo da aver compiuta la stampa, prima del 15 di aprile... Mi dica, francamente, quando il romanzo uscirà, secondo i Suoi calcoli... Mi risponda. Addio. Le stringo la mano: un capolavoro di imperiosità, di insolenza, di arroganza; ma anche di doppiezza, perché tra una sferzata e l'altra d'Annunzio approfitta del credito psicologico ottenuto per chiedere di pubblicare una nuova edizione dell'Isaotta Guttadauro (quello che sarà l'anno dopo, cioè, l'Isottèo-La Chimera), per seguire personalmente la vendita dei diritti tedeschi delle proprie opere, per scegliere l'autore delle affiches pubblicitarie del romanzo. Insomma per sostituirsi, a tutti gli effetti (tranne quelli finanziari, ovviamente...), al proprio editore. Naturalmente, all'uscita in libreria (solo il 12 maggio!), sarà il trionfo: l'atto definitivo di nascita dell'Imaginifico. Molto più pacifica - di un'affettuosità, e una malizia, quasi erotiche - la successiva lettera (Pratovecchio: 20 agosto 1902, quattro pagine 8°): Mio caro Emilio, ho ricevuto il tuo fresco dono di ciclamini. I fiori rosei, violacei, protetti dal loro viluppo di foglie, son giunti intatti!... Ma come mai un dono così verginale, di verginità quasi infantile, da un luogo di perdizione e di abominio com'è il tuo Aix? Ah, non pensavo che il nome volgare del cyclamen è... pan porcino!... mi abbandono al fiume lirico. Lavoro con una forza, con una abbondanza, con una felicità così grandi che la sera - quando mi riposo davanti alle montagne placate - rivolgo alla Natura un atto di riconoscenza. L'ultima lettera (11 dec. 1911, nove pagine 4°, busta con indirizzo pure autografo, il tutto legato con fotografie e altri cimeli in un bell'album mezza pelle con piatti marmorizzati e carta grave) è più pratica: rimando le bozze corrette (di Merope, pubblicato l'anno seguente) ancora tipograficamente imperfette. Dovresti ottenere dal buon Brunetti ch'egli prendesse uno dei volumi antecedenti e misurasse gli spazii che - in arte tipografica - hanno un valore grandissimo... Spero di fornire l'intero materiale del volume prima di Natale. Come le terzine sono già 530, il volume arriva a 120 o 130 pagine. Con circa altre 200, le trecento pagine sono raggiunte: ciò è la mole della Elettra. Propone quindi di realizzare una doppia edizione, accompagnando al IV volume delle Laudi un'edizione commentata per il popolo e per gli scolari: Tu sai che io, per me, sono nemicissimo dei comenti. E vorrei avere, per me, le mie Laudi scevre di pedanteria; perché presento che, per commoversi alla mia poesia, non è necessario conoscere i fatti a cui alludo. Essi sono presentati sempre in imagine viva e compiuta, che ha la sua propria eloquenza; ugualmente però un'edizione scolastica avrebbe la sua utilità. Quindi d'Annunzio passa all'incasso: dovresti anche farmi mandare il resto. Si approssima la fine dell'anno, e ho molte noie, come imagini. Dubitare del mio fervore nel lavorare (credo che tu sia invece sbigottito dalla rapidità del mio sforzo) sarebbe una indegna "chicane". Aiutami dunque. Bellissima tranche da uno dei carteggi in assoluto più belli di d'Annunzio. " /> D'ANNUNZIO, Gabriele. Il rapporto dell'Imaginifico col suo editore più fedele (almeno prima dell'avvento del "monte d'oro" Mondadori, come si affrettò a ribattezzarlo il deliziato scrittore...), cioè Emilio Treves, può bastare per uno spaccato eloquente dei fasti (e degli affanni) dell'industria culturale ai suoi albori: quando uno spregiudicato artista-<I>manager</I> di se stesso, qual era d'Annunzio, poteva ancora permettersi di condurre la partita (anche perché, in fatto di strategie promozionali e delle virtù auratiche dello "scandalo", nessuno la sapeva più lunga di lui...). Le tre lettere autografe firmate del Vate coprono il rapporto con l'editore dagli esordi (con l'attenta pianificazione del trionfo di pubblico, anche internazionale, del romanzo d'esordio, <I>Il Piacere</I>) sino all'acme del successo (le successive lettere sono datate al 1902 e al 1911), quando siamo ancora lontani dall'ondata celebrativa che ispirerà a d'Annunzio prima l'edizione personale con i tipi dell'Oleandro, poi appunto il contratto d'oro con la nuova <I>major</I> dell'editoria italiana, Mondadori. La recente pubblicazione (a cura di Gianni Oliva, Garzanti 1999) delle <I>Lettere ai Treves</I> ha reso possibile seguire nelle pieghe anche psicologiche, persino affettive, la sottile trama di seduzioni e ricatti che lo scrittore sapeva intessere per ottenere quanto desiderava da quella che restò la sua principale fonte di sussistenza (una sussistenza che costava assai salata, com'è fin troppo noto): la conquista e la salda tenuta dell'animo del maggior editore italiano e dei suoi discendenti, per oltre quarant'anni, si può senz'altro considerare, insomma, uno dei massimi capolavori di d'Annunzio. Di questo straordinario romanzo segreto un capitolo in tutti i sensi saliente è sicuramente la citatissima lettera <I>Roma, 26 marzo 89</I> (<I>sei pagine 8°</I>), sulla preparazione all'edizione del <I>Piacere</I> mentre ne fioccano sulla stampa le anticipazione e le <I>réclames</I> (dallo stesso d'Annunzio pianificate e realizzate, com'è ovvio): <I>Caro Signor Emilio, io sono furibondo contro di Lei. Ho incaricato Eugenio Sacerdoti di presentarle i miei furori. Vedo con molto dispiacere fuggire il "buon momento" e vedo l'aspettazione grande del pubblico stancarsi... Avrà visto, io spero, che i giornali si occupano del </I>Piacere<I> continuamente... E siamo appena al IV capitolo! E i capitoli sono quindici!! E il mio manoscritto è nelle sue mani da più che due mesi!!! E pensare che io non posso né meno farle pagare una multa! Ella potrebbe, volendo, affrettare l'opera dei tipografi in modo da aver compiuta la stampa, prima del 15 di aprile... Mi dica, francamente, </I>quando<I> il romanzo uscirà, secondo i Suoi calcoli... Mi risponda. Addio. Le stringo la mano</I>: un capolavoro di imperiosità, di insolenza, di arroganza; ma anche di doppiezza, perché tra una sferzata e l'altra d'Annunzio approfitta del credito psicologico ottenuto per chiedere di pubblicare una nuova edizione dell'<I>Isaotta Guttadauro</I> (quello che sarà l'anno dopo, cioè, l'<I>Isottèo-La Chimera</I>), per seguire personalmente la vendita dei diritti tedeschi delle proprie opere, per scegliere l'autore delle <I>affiches</I> pubblicitarie del romanzo. Insomma per sostituirsi, a tutti gli effetti (tranne quelli finanziari, ovviamente...), al proprio editore. Naturalmente, all'uscita in libreria (solo il 12 maggio!), sarà il trionfo: l'atto definitivo di nascita dell'Imaginifico. Molto più pacifica - di un'affettuosità, e una malizia, quasi erotiche - la successiva lettera (<I>Pratovecchio: 20 agosto 1902</I>, <I>quattro pagine 8°</I>): <I>Mio caro Emilio, ho ricevuto il tuo fresco dono di ciclamini. I fiori rosei, violacei, protetti dal loro viluppo di foglie, son giunti intatti!... Ma come mai un dono così verginale, di verginità quasi infantile, da un luogo di perdizione e di abominio com'è il tuo Aix? Ah, non pensavo che il nome volgare del </I>cyclamen<I> è... pan porcino!... mi abbandono al fiume lirico. Lavoro con una forza, con una abbondanza, con una felicità così grandi che la sera - quando mi riposo davanti alle montagne placate - rivolgo alla Natura un atto di riconoscenza</I>. L'ultima lettera (<I>11 dec. 1911</I>, <I>nove pagine 4°</I>, busta con indirizzo pure autografo, il tutto legato con fotografie e altri cimeli in un bell'album mezza pelle con piatti marmorizzati e carta grave) è più pratica: <I>rimando le bozze corrette</I> (di <I>Merope</I>, pubblicato l'anno seguente)<I> ancora tipograficamente imperfette. Dovresti ottenere dal buon Brunetti ch'egli prendesse uno dei volumi antecedenti e misurasse gli spazii che - in arte tipografica - hanno un valore grandissimo... Spero di fornire l'intero materiale del volume prima di Natale. Come le terzine sono già 530, il volume arriva a 120 o 130 pagine. Con circa altre 200, le trecento pagine sono raggiunte: ciò è la mole della </I>Elettra<I></I>. Propone quindi di realizzare una doppia edizione, accompagnando al IV volume delle <I>Laudi</I> un'edizione commentata <I>per il popolo e per gli scolari</I>: <I>Tu sai che io, per me, sono nemicissimo dei comenti. E vorrei avere, per me, le mie </I>Laudi<I> scevre di pedanteria; perché presento che, per commoversi alla mia poesia, non è necessario conoscere i fatti a cui alludo. Essi sono presentati sempre in imagine viva e compiuta, che ha la sua propria eloquenza</I>; ugualmente però un'edizione scolastica avrebbe la sua utilità. Quindi d'Annunzio passa all'incasso: <I>dovresti anche farmi mandare il resto. Si approssima la fine dell'anno, e ho molte noie, come imagini. Dubitare del mio fervore nel lavorare (credo che tu sia invece sbigottito dalla rapidità del mio sforzo) sarebbe una indegna "chicane". Aiutami dunque</I>. Bellissima <I>tranche</I> da uno dei carteggi in assoluto più belli di d'Annunzio. | Christie's