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[ROSSINIANA]. FONDO SAMPIERI. Tutta da riscoprire la figura del nobile bolognese Francesco SAMPIERI (1790-1861), facoltoso marchese e compositore per diletto (ma non privo di talento, riconosciuto del resto - alla giovane età di diciassette anni - da una istituzione severa come l'Accademia Filarmonica di Bologna, che lo aggregò quale "Bolognese Maestro compositore"), e soprattutto importante organizzatore della vita musicale felsinea nei primi decenni del XIX secolo. Inevitabile che la sua biografia si incroci a più riprese con quella del genio dell'età, Gioacchino ROSSINI, di lui minore di appena un paio d'anni, e la cui giovinezza, com'è noto, fu appunto prevalentemente bolognese (a Bologna i Rossini si trasferirono nel 1804). I due giovanissimi musicisti, anzi, assistettero assieme (la sera del 19 aprile 1807) al concerto che decise di buona parte delle loro vite: cantava una esordiente dalla voce purissima, Isabella COLBRAN, che di Rossini diverrà musa e poi (dal 1822 al 1845) consorte - e del Sampieri buona amica e confidente. L'aristocratico Sampieri - mentre dal canto suo, nel '10, l'amico Rossini iniziava la sua breve e vorticosa carriera teatrale - ebbe tutti gli agi di coltivare severi studi strumentali; frequentò compositori alla moda e figure di rilievo dell'ambiente musicale non solo bolognese (come Mayr e Paisiello, Cimarosa e Paer), e all'avvento del regime napoleonico apparve il compositore più adatto a rivestire il ruolo di cerimoniere musicale per eccellenza dei magnifici fasti e progressivi del nuovo regime. Alla penna del giovane fu dunque affidata, nel 1811, la cantata per La nascita del Re di Roma, ossia del sospirato erede del Bonaparte: che, su enfatico testo del poeta Girolamo Zappi, fece rumore come espressione del culto napoleonico italiano. Su questa strada celebrativa e retorica il Sampieri proseùi per qualche anno (cantate di argomento mitologico, ecc.): un culmine venne rappresentato, nel '14, dalla cosiddetta "Marsigliese italiana" (l'inno, su testo di G.B. Giusti, che inizia con le parole "Sorgi Italia"), composta in occasione della visita a Bologna di Gioacchino Murat. Ma colla fine del regime napolenico terminò anche la sua prima vita musicale (e con essa, forse, l'illusione di considerare, quella, la propria vita senz'altro...). Tentò anche la strada "plebea" del melodramma, il Sampieri, sulle orme dell'amico geniale da tempo assentatosi dalla patria d'adozione; ma, dopo un promettente esperimento "privato" come l'Oscar e Malvina (1816), non si può dire che lo incoraggiasse, su questa strada, l'esito di titoli come Il trionfo di Emilia, Matilde duchessa di Spoleto, Valmiro e Zaida e La foresta di Ostropol (tenuti a battesimo da teatri anche importanti fra la fine degli anni Dieci e l'inizio dei Venti): i quali oggi costituiscono comunque testimonianze preziose del diffondersi del melodramma serio in un circuito per così dire "medio". Il momento di massimo impegno operistico del Sampieri va collocato a metà degli anni Venti: quando cioè, dopo il culmine del successo toccato con la Semiramide e l'espatrio in terra di Francia, Rossini aveva lasciato, per così dire, campo libero. E' un fatto che tra il '23 e il '27 Gl'Illinesi (su testo di Felice Romani) trova la strada del Comunale di Bologna, e addirittura Pompeo in Siria quella della Scala di Milano.
Assai attiva e fortunata fu invece la sua carriera di manager e promotore musicale (e forse proprio il sovrapporsi di questi due interessi poté nuocere alla sua attività compositiva vera e propria). Il Sampieri si trovò, giovanissimo, fra i fondatori della Società del Casino di Bologna: la quale, sotto la sua guida (almeno sino a quando l'aristocratico non se ne allontanò, all'inizio degli anni Venti; ma in séguito non mancò di tornarvi, a più riprese, quale direttore ospite), divenne presto uno dei principali punti di riferimento della vita musicale non solo locale. Vi passarono cantanti celeberrimi quali Giovanni David e Maria Malibran, Domenico Donzelli e Carolina Ungher, e strumentisti eccelsi (nel 1811 addirittura Paganini); vi si eseguirono capolavori contemporanei in prima italiana (per esempio i due oratori di Haydn, La creazione e Le sette parole di Cristo): e proprio una di queste occasioni tornò a essere un decisivo perielio fra gli astri, dalla luminosità così diversa, dei due vecchi amici Rossini e Sampieri: nel 1836, infatti, quest'ultimo riuscì a ottenere a Bologna un'esecuzione integrale del Guglielmo Tell, il "grand Opéra" parigino risalente a sette anni prima, che la censura papalina era sempre riuscita a bloccare alla frontiera.
Sampieri fece ancora in tempo a seguire il sorgere dell'astro di Donizetti (fra '41 e '43 ebbe modo di dirigere la Giovanna di Napoli e la Linda di Chamounix), ma nel '49 si ritirò a vita privata, seguendo l'amico di sempre nel dorato esilio parigino. Nel '61 ebbe la cittadinanza francese; ma, a differenza di Rossini, scelse di tornare a morire in patria (per la biografia, cfr. Marina Calore, Francesco Sampieri (1790-1863), in "Il Carrobbio", XVIII, 1992).
Si capisce come un personaggio del genere costituisca un autentico crocevia di relazioni culturali, non solo musicali (nel suo archivio figurano infatti lettere di personaggi dell'ambiente napoleonico quali Elisa BONAPARTE BACIOCCHI e Antonio ALDINI (7), e altri protagonisti quali la Contessa d'ALBANY, Pietro BRIGHENTI (12), Carlo PEPOLI (4) e Federico CONFALONIERI, (2); ma è in ambito teatrale che l'archivio, di grande importanza anche numerica (più di seicento lettere complessive), si presenta come un autentico, preziosissimo spaccato di vita culturale (e, al contempo, fresca resa del quotidiano). In campo imprenditoriale e manageriale, si segnalano per esempio le trentasei lettere di Giovanni RICORDI (molte delle quali firmate anche dal figlio Tito), e le venti firmate dai direttori dei più importanti enti teatrali italiani. Ma è ricchissima la presenza di protagonisti della musica, naturalmente. All'unica lettera autografa firmata di Gioacchino ROSSINI (una pagina 8o aggiunta in calce a una lettera della Colbran, s.d.: aggiunge i suoi ai saluti della moglie e dell'"amico Albany") si uniscono ben ventotto lettere di Isabella COLBRAN (la quale spesso firma "Isabella Rossini"), e altre trenta, di vari corrispondenti (tra le quali due del padre, Giuseppe ROSSINI), che vertono tutte sull'amico lontano (ma sempre vicino alla memoria, e alle evidentemente non sopite ambizioni artistiche, del Sampieri). E poi, le firme più prestigiose fra le innumerevoli dell'ambiente musicale e teatrale ben conosciuto dal marchese: Giuditta PASTA (4), Giovanni Battista RUBINI (6), Giovanni DAVID (4), Giovanni MARCHETTI (21), François SCHUBERT (2), Ferdinando PAER, Simone MAYR, Carlo MOZART (6), Giovanni PACINI (4), Giulia GRISI (13), Adelaide RISTORI, Saverio MERCADANTE (4), Giacomo TOMMASINI (8), Domenico DONZELLI (13), Felice ROMANI, Alessandro ROLLA, ecc. Suggestive le lettere del grande virtuoso di fagotto Antonio ZOBOLI (9), il quale, assai intimo di Rossini, fa un po' da ponte fra i due, a un certo punto persisi di vista (e anzi, dall'incrocio dei carteggi fra Sampieri, la Colbran e Zoboli emerge una quantità di particolari inediti sulla minuta biografia del "genio in fuga"). Di grande interesse il carteggio di Sampieri col grande scultore, e soprattutto teorico del neoclassicismo italiano, Leopoldo CICOGNARA (36 lettere); mentre da un punto di vista biografico il carteggio più ricco e prezioso è quello, pluridecennale, con lo zio, il Cardinale DE GREGORIO (in tutto 97 lettere). Il complesso archivistico si registra in ogni caso fra le fonti più ricche per la ricostruzione della vita culturale bolognese della prima metà dell'Ottocento.
Assai attiva e fortunata fu invece la sua carriera di manager e promotore musicale (e forse proprio il sovrapporsi di questi due interessi poté nuocere alla sua attività compositiva vera e propria). Il Sampieri si trovò, giovanissimo, fra i fondatori della Società del Casino di Bologna: la quale, sotto la sua guida (almeno sino a quando l'aristocratico non se ne allontanò, all'inizio degli anni Venti; ma in séguito non mancò di tornarvi, a più riprese, quale direttore ospite), divenne presto uno dei principali punti di riferimento della vita musicale non solo locale. Vi passarono cantanti celeberrimi quali Giovanni David e Maria Malibran, Domenico Donzelli e Carolina Ungher, e strumentisti eccelsi (nel 1811 addirittura Paganini); vi si eseguirono capolavori contemporanei in prima italiana (per esempio i due oratori di Haydn, La creazione e Le sette parole di Cristo): e proprio una di queste occasioni tornò a essere un decisivo perielio fra gli astri, dalla luminosità così diversa, dei due vecchi amici Rossini e Sampieri: nel 1836, infatti, quest'ultimo riuscì a ottenere a Bologna un'esecuzione integrale del Guglielmo Tell, il "grand Opéra" parigino risalente a sette anni prima, che la censura papalina era sempre riuscita a bloccare alla frontiera.
Sampieri fece ancora in tempo a seguire il sorgere dell'astro di Donizetti (fra '41 e '43 ebbe modo di dirigere la Giovanna di Napoli e la Linda di Chamounix), ma nel '49 si ritirò a vita privata, seguendo l'amico di sempre nel dorato esilio parigino. Nel '61 ebbe la cittadinanza francese; ma, a differenza di Rossini, scelse di tornare a morire in patria (per la biografia, cfr. Marina Calore, Francesco Sampieri (1790-1863), in "Il Carrobbio", XVIII, 1992).
Si capisce come un personaggio del genere costituisca un autentico crocevia di relazioni culturali, non solo musicali (nel suo archivio figurano infatti lettere di personaggi dell'ambiente napoleonico quali Elisa BONAPARTE BACIOCCHI e Antonio ALDINI (7), e altri protagonisti quali la Contessa d'ALBANY, Pietro BRIGHENTI (12), Carlo PEPOLI (4) e Federico CONFALONIERI, (2); ma è in ambito teatrale che l'archivio, di grande importanza anche numerica (più di seicento lettere complessive), si presenta come un autentico, preziosissimo spaccato di vita culturale (e, al contempo, fresca resa del quotidiano). In campo imprenditoriale e manageriale, si segnalano per esempio le trentasei lettere di Giovanni RICORDI (molte delle quali firmate anche dal figlio Tito), e le venti firmate dai direttori dei più importanti enti teatrali italiani. Ma è ricchissima la presenza di protagonisti della musica, naturalmente. All'unica lettera autografa firmata di Gioacchino ROSSINI (una pagina 8o aggiunta in calce a una lettera della Colbran, s.d.: aggiunge i suoi ai saluti della moglie e dell'"amico Albany") si uniscono ben ventotto lettere di Isabella COLBRAN (la quale spesso firma "Isabella Rossini"), e altre trenta, di vari corrispondenti (tra le quali due del padre, Giuseppe ROSSINI), che vertono tutte sull'amico lontano (ma sempre vicino alla memoria, e alle evidentemente non sopite ambizioni artistiche, del Sampieri). E poi, le firme più prestigiose fra le innumerevoli dell'ambiente musicale e teatrale ben conosciuto dal marchese: Giuditta PASTA (4), Giovanni Battista RUBINI (6), Giovanni DAVID (4), Giovanni MARCHETTI (21), François SCHUBERT (2), Ferdinando PAER, Simone MAYR, Carlo MOZART (6), Giovanni PACINI (4), Giulia GRISI (13), Adelaide RISTORI, Saverio MERCADANTE (4), Giacomo TOMMASINI (8), Domenico DONZELLI (13), Felice ROMANI, Alessandro ROLLA, ecc. Suggestive le lettere del grande virtuoso di fagotto Antonio ZOBOLI (9), il quale, assai intimo di Rossini, fa un po' da ponte fra i due, a un certo punto persisi di vista (e anzi, dall'incrocio dei carteggi fra Sampieri, la Colbran e Zoboli emerge una quantità di particolari inediti sulla minuta biografia del "genio in fuga"). Di grande interesse il carteggio di Sampieri col grande scultore, e soprattutto teorico del neoclassicismo italiano, Leopoldo CICOGNARA (36 lettere); mentre da un punto di vista biografico il carteggio più ricco e prezioso è quello, pluridecennale, con lo zio, il Cardinale DE GREGORIO (in tutto 97 lettere). Il complesso archivistico si registra in ogni caso fra le fonti più ricche per la ricostruzione della vita culturale bolognese della prima metà dell'Ottocento.
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