Paolo Scheggi (1940-1971)
Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's… Read more DA UNA COLLEZIONE PRIVATA EUROPEA PROPERTY FROM A PRIVATE EUROPEAN COLLECTION
Paolo Scheggi (1940-1971)

Intersuperficie curva dal rosso

Details
Paolo Scheggi (1940-1971)
Intersuperficie curva dal rosso
firmato e datato Paolo Scheggi 63 (sul retro)
acrilico rosso su tre tele sovrapposte
cm 80x50
Eseguito nel 1963
Provenance
Galleria Niccoli, Parma
ivi acquisito dall'attuale proprietario nel 2001 c.
Literature
L. M. Barbero, G. Dorfles, Scheggi. La breve e intensa stagione di Paolo Scheggi, Parma 2002, cat. della mostra a Parma, Galleria d'Arte Niccoli, 23 novembre 2002 - 22 febbraio 2003, p. 139, (illustrato)
Special notice

Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's Resale Right Regulations 2006 apply to this lot, the buyer agrees to pay us an amount equal to the resale royalty provided for in those Regulations, and we undertake to the buyer to pay such amount to the artist's collection agent.
Post lot text
'INTERSUPERFICIE CURVA DAL ROSSO' (CURVED INTERSURFACE FROM RED); SIGNED AND DATED ON THE REVERSE; RED ACRYLIC ON THREE SUPERIMPOSED CANVASES

Il lotto è in temporanea importazione artistica
This lot is in temporary artistic import

Lot Essay

[...] abbandonare l'illusione e entrare nella realtà, trasformare lo spazio virtuale in spazio reale, spostare lo spazio reale in tempo visibile e vivibile, rifiutare la contemplazione per l'azione, lo statico per il dinamico. E ancora, la necessità di trasformare la parola, il gesto, il suono, il movimento in tempo-città-totale
[...] to abandon the illusion and enter into reality, to transform the virtual space into real space, to move current space in visible and livable time, to challenge the contemplation for action, the static for the dynamic. And still, the necessity to transform the word, the gesture, the sound, the movement in total-city-time.

PAOLO SCHEGGI In Intersuperficie curva dal rosso di Paolo Scheggi, da una parte all'altra del piano monocromatico due aperture triangolari e curvate rivelano i contorni di tele precedentemente sovrapposte. Con la sua superficie scolpita e geometria semplice, Intersuperficie curva dal rosso appartiene alla serie Intersuperfici di Scheggi. Gli echi tridimensionali delle forme e i rilievi dentro ogni cavità costruiscono una realtà concreta che rifiuta i parametri illusionistici della tradizionale pittura da cavalletto. Eseguita nel 1963, Intersuperficie curva dal rosso è stata creata all'inizio della carriera tragicamente breve dell'artista, subito dopo il suo trasferimento da Toscana a Roma nel 1961. Insieme a Agostino Bonalumi e Enrico Castellani, il critico d'arte italiano Gillo Dorfles ha riconosciuto Scheggi come un esponente importante della 'Pittura Oggetto,' un movimento che Dorfles ha percepito come capace di andare oltre alle concezioni figurative e astratte per abbracciare ed espandere la nozione dell'arte come un oggetto. Ispirato dalle rivoluzionarie tele tagliate ed obiettivi spaziali di Lucio Fontana, con le loro opere visivamente complesse, Scheggi ed i suoi contemporanei volevano mettere alla prova le dinamiche della percezione.
In Intersuperficie curva dal rosso i molteplici livelli di tele sovrapposte creano un vero senso di profondità, un vivido contrasto al senso illusionistico dello spazio invocato dalla pittura figurativa che ha sostenuto l'arte italiana nei secoli passati. Esistendo a metà tra la scultura e la pittura, con il suo colore rosso uniforme e la superficie incontaminata, non ci sono distrazioni in quest'opera architetturale. In questo modo, Scheggi dimostra un rigore intellettuale ed estetico che richiama gli Achromes del suo contemporaneo, Piero Manzoni. Allo stesso tempo, quest'approccio ideologico è interrotto giocosamente dal modo in cui gli strati esposti si muovono insieme in un contrappunto avvincente. Questo gioco intricato di luce fra ogni superficie crea una profondità che induce ombre ed eclissi parziali dentro ogni buco, producendo una calligrafia complessa che si scrive nelle ombre attraverso le aperture, aggiungendo dinamismo alla tela che smentisce la sua natura monocromatica. Una risposta alle preoccupazioni immateriali di Yves Klein, il maestro del monocromo nell'Europa dei primi anni Sessanta, le audaci tele di Scheggi hanno una profondità autentica che illustra un coinvolgimento totale con la materiale.

In Paolo Scheggi's Intersuperficie curva dal rosso, across a monochromatic plane two curved triangular openings reveal the contours of antecedent stacked canvases. With its sculptural surface and simple geometry, Intersuperficie curva dal rosso belongs to Scheggi's series of Intersuperfici. The three-dimensional echoes of shapes and reliefs within each cavity construct a concrete reality that defies the illustionistic parameters of traditional easel painting. Executed in 1963, Intersuperficie curva dal rosso was created early in the artist's tragically short career, shortly after his move from Tuscany to Rome in 1961. Together with Agostino Bonalumi and Enrico Castellani, the Italian art critic Gillo Dorfles acknowledged Scheggi as an important exponent of the 'Pittura Oggetto', a movement that Dorfles perceived as going beyond figurative and abstract conceptions in order to embrace and expand the notion of artwork as object. Inspired by Lucio Fontana's revolutionary slashed canvas and spatial objectives, Scheggi and his contemporaries aimed to challenge the dynamics of perception with their optically complex works.

In Intersuperficie curva dal rosso the multiple layers of superimposed canvases create a very real sense of depth, a vivid contrast to the illusionistic sense of space invoked by the figurative painting that had underpinned so much of Italian art over the past centuries. Existing somewhere between sculpture and painting, with its uniform red colour and pristine surface there are no distractions within this architectural work. In this way, Scheggi demonstrates an intellectual and aesthetic rigour that recalls the Achromes of his contemporary, Piero Manzoni. At the same time, this ideological approach is playfully disrupted by the way in which the exposed layers jostle together in an engaging counterpoint. The intricate play of light between each surface creates depth inducing shadows and partial eclipses within each hole, producing a complex calligraphy that writes itself in shadows across the expansive apertures, adding a dynamism to the canvas that belies its status as a monochrome. A riposte to the immaterial concerns of Yves Klein, the master of monochrome in Europe during the early 1960s, Scheggi's bold canvases have an authentic depth that illustrates a total engagement with the material.

More from Milan Modern and Contemporary

View All
View All