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Osvaldo Licini (1894-1958)
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Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's… Read more DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE PRIVATA EUROPEA / PROPERTY FROM AN IMPORTANT PRIVATE EUROPEAN COLLECTION
Osvaldo Licini (1894-1958)

Notturno

Details
Osvaldo Licini (1894-1958)
Notturno
olio su tavola
cm 90x118
Eseguito nel 1958
Provenance
Galleria Annunciata, Milano
ivi acquisito dall'attuale proprietario nel 1976
Literature
G. Marchiori, I cieli segreti di Osvaldo Licini. Catalogo Generale delle opere, Venezia 1968, p. 279, n. 518 (illustrato), p. 297, n. 651
Exhibited
Macerata, Comune di Macerata, III Premio Scipione nazionale di pittura, 1964, cat., p. 21
Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna, Osvaldo Licini, 1968-1969, cat., n. XXVIII (illustrato, datato 1957-58); p. 66, n. 207 (in elenco, datato 1957-58); poi Bologna, Museo d'arte Moderna
Dortmund, Museum am Ostwall, Osvaldo Licini, 1974, cat., n. 70 (illustrato, datato 1957-58)
Special notice

Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's Resale Right Regulations 2006 apply to this lot, the buyer agrees to pay us an amount equal to the resale royalty provided for in those Regulations, and we undertake to the buyer to pay such amount to the artist's collection agent.
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'NOCTURNE'; OIL ON BOARD

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Renato Pennisi
Renato Pennisi

Lot Essay

"Sto volando via dall’astratto verso ciò che è sconfinato e soprannaturale … nessuno mi riconoscerà più"

"I am now flying away from the abstract towards what is endless and supernatural ... no one will recognise me anymore"
OSVALDO LICINI


Dipinto durante il miracoloso ultimo anno di vita di Licini – quando vinse il Gran Premio per la pittura alla Biennale di Venezia – Notturno è un lavoro sontuoso che cattura il fascino intramontabile dell'artista nei confronti del tema della notte. Un vortice oscuro e galattico aleggia in mezzo a una ricca e astratta campitura di un profondo blu notte, spezzata da curve geometriche bianche e nere in corrispondenza dell’angolo sinistro inferiore. Licini ritorna sul tema del “notturno” durante tutta la sua parabola artistica, questo perché tale tema riflette il suo profondo interesse poetico per il celeste e il metafisico. Sintetizzando simbolismo, colore e forma astratta, il suo lavoro si pone l’obiettivo di esplorare la magia e il mistero dell’esistenza umana nel cosmo. Ispirato dai panorami notturni al chiaro di luna che osservava dalla terrazza della sua casa di Monte Vidon Corrado, Licini componeva elogi alle infinite meraviglie dell'universo, spesso invocando angeli e corpi celesti, così come le nozioni di volo e di ascesa. Sia nella forma sia nel contenuto, l’opera Notturno può essere letta in relazione alla sua serie Amalassunta, che presentava surreali esseri lunari sospesi all’interno di profondi vuoti cromatici. In quest’opera, terminata poco prima della morte dell’artista nel 1958, la nozione di notturno prende una dimensione nuova e struggente. L’opera fu esposta nelle mostre personali organizzate alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino e a Dortmund presso il Museum am Ostwall, per poi rimanere in mani private dal 1974.

Nato nel 1894, Licini ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Bologna nel momento di massima rilevanza del Futurismo. Benché inizialmente incuriosito dalle prospettive di tale movimento, iniziò gradualmente a cercare ispirazione al di fuori dell'Italia. In seguito agli infortuni subiti durante la prima guerra mondiale, si recò ripetutamente a Parigi, città dove ebbe modo di farsi apprezzare, incontrando artisti come Pablo Picasso e Amedeo Modigliani e sviluppando interesse nei confronti dell'opera di Henri Matisse e Paul Cézanne. A metà degli anni Venti del Novecento, portò le loro lezioni con sé sulle colline di Monte Vidon Corrado, dove iniziò ad osservare l’ambiente rurale circostante con un nuovo sguardo analitico. Pur avendo dapprima abbracciato il linguaggio figurativo, Licini iniziò sempre più ad esplorare le modalità espressive astratte che negli anni Trenta del secolo scorso si stavano diffondendo in tutta Europa, guadagnandosi il suo posto accanto a Fausto Melotti e Lucio Fontana. Evitando di rientrare in una specifica corrente, fece sì che le sue opere si definissero per le pennellate dai colori vivaci, le ricche superfici e le iscrizioni enigmatiche. La linea ondulata dell'orizzonte delle vedute dal Monte Vidon Corrado, tuttavia, continuava ad avere un ruolo non secondario: anche quest'opera si connota per un senso palpabile della curvatura della terra.

Licini scrisse che voleva “creare altri fantasmi e chimere e illusioni per farci dimenticare momentaneamente la noia del mondo e la bruttezza dell'esistenza”. I suoi lavori, spiegava, erano “dipinti a 500.000 metri di altitudine, nel regno celeste” (O. Licini, citato in B. T. Allen, Licini, Modernist Mystery in Venice, National Review, 27 ottobre 2018). Dopo aver esposto la sua serie Amalassunta alla Biennale di Venezia del 1950, la sua reputazione internazionale iniziò a crescere. Otto anni dopo, in occasione del suo ritorno alla Biennale, presentò 53 opere in una sala allestita dall’architetto Carlo Scarpa, e fu allora che ricevette il Gran Premio Internazionale per la pittura. Il riconoscimento della sua opera, pochi mesi prima della sua morte, fu la degna conclusione di una produzione artistica fondata sul mistero poetico, la circolarità e il simbolismo: forze che palpitano nelle imperscrutabili profondità di Notturno.


Painted during the miraculous final year of Osvaldo Licini’s life – when he was awarded the Grand Prize at the Venice Biennale – Notturno is a sumptuous work that captures the artist’s enduring fascination with the theme of nighttime. A dark, galactic swirl hovers amid a rich, abstract expanse of deep midnight blue, bracketed at the lower left hand corner by black and white geometric curves. Licini returned to nocturnal subject matter throughout his oeuvre, reflecting his deep poetic interest in the celestial and the metaphysical. Synthesising symbolism, colour and abstract form, his works sought to explore the magic and mystery of human existence within the cosmos. Inspired by the moonlit nighttime vistas he observed from the panoramic terrace of his home in Monte Vidon Corrado, he composed eulogies to the endless wonders of the universe, often invoking angels and heavenly bodies, as well as notions of flight and ascent. In both form and content, Licini’s Notturno works may be seen to relate to his Amalassunta series, which featured surreal lunar beings suspended within deep chromatic voids. In the present work, completed shortly before the artist’s death in 1958, the notion of nighttime takes on a newly poignant dimension. Subsequently shown in solo exhibitions at the Galleria Civica d’Arte Moderna, Turin and the Museum am Ostwall, Dortmund, it has been unseen in public since 1974.

Born in 1894, Licini studied at the Accademia di Belle Arti in Bologna at the height of Futurism. Though initially intrigued by the movement’s promises, he gradually began to seek inspiration beyond Italy. After sustaining injuries during the First World War, he made repeated visits to family in Paris, where he became ensconced in the city’s art scene, meeting artists such as Pablo Picasso and Amedeo Modigliani and developing interests in the work of Henri Matisse and Paul Cézanne. In the mid-1920s, he took their lessons with him back home to the hills of Monte Vidon Corrado, where he began to observe his rural surroundings with new analytical scrutiny. Though initially embracing figurative idioms, Licini increasingly began to explore abstract modes of expression that were sweeping across Europe during the 1930s, taking his place alongside the likes of Fausto Melotti and Lucio Fontana. Avoiding allegiance to any particular school, his works were defined by their swathes of bold colour, rich surfaces and enigmatic inscriptions. The undulating horizon line of the views from Monte Vidon Corrado, however, continued to linger: even the present work is infused with a palpable sense of the earth’s curvature.

Licini wrote that he wanted ‘to create other ghosts and chimeras and illusions to make us momentarily forget the boredom of the world and the ugliness of existence.’ His works, he explained, were ‘painted at 500,000 meters of altitude, in the celestial realm’ (O. Licini, quoted in B. T. Allen, ‘Licini, Modernist Mystery in Venice’, National Review, 27 October 2018). After showing his Amalassunta series at the 1950 Venice Biennale, the artist’s international reputation began to grow. On his return to the Biennale eight years later, he was granted a solo presentation of forty-three works, designed by the architect Carlo Scarpa. The recognition of his life’s work just months before his death was a fitting end to a practice grounded in poetic mystery, circularity and symbolism: forces that quiver in the inscrutable depths of Notturno.

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