Carol Rama (1918-2015)
Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's… Read more DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE PRIVATA, TORINO (LOTTI 45, 73) PROPERTY FROM AN IMPORTANT PRIVATE COLLECTION, TURIN (LOTS 45, 73)
Carol Rama (1918-2015)

La mucca pazza

Details
Carol Rama (1918-2015)
La mucca pazza
firma, data e dedica carolrama 1997 (sul retro)
camera d’aria, cuoio e acrilico su sacco postale, due elementi
cm 53x114
Eseguito nel 1997
Opera registrata presso l’Archivio Carol Rama, Torino, n. 0012, come da autentica su fotografia in data 22 gennaio 2015
Provenance
Acquisito direttamente dall’artista dall’attuale proprietario nel 1997
Literature
A. Minucci, Nel mondo di Carol Rama, in “Classe Lancia”, 2000, p. 37 (illustrato)
G. Besson, Carol Rama. Casta sfrontata stella. Biografia corale di un’artista extra-ordinaria, Torino 2012, pp. 52-53 (illustrato, particolare)
Exhibited
Amsterdam, Stedelijk Museum, Carol Rama, 1998, cat., pp. 60-61 (illustrato), p. 141 (in elenco); poi Boston, The Institute of Contemporary Art, 1998-1999
Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Carol Rama, 2004, cat., n 139 (illustrato); poi Trento, MART Museo di Arte Contemporanea di Trento e Rovereto, 2004; poi Baltic, Gateshead The Centre for Contemporary Art, 2005
Special notice

Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's Resale Right Regulations 2006 apply to this lot, the buyer agrees to pay us an amount equal to the resale royalty provided for in those Regulations, and we undertake to the buyer to pay such amount to the artist's collection agent.
Post lot text
‘THE MAD COW’; SIGNED, TITLED AND INSCRIBED ON THE REVERSE; TYRE, LEATHER AND ACRYLIC ON POSTAL BURLAP, TWO ELEMENTS

Brought to you by

Renato Pennisi
Renato Pennisi

Lot Essay

“La mucca mi piace perché è pazza. Allora ha dei gesti erotici da pazza e ha delle rassomiglianze con noi straordinarie […]. Per me questi sono degli autoritratti straordinari”.

“I like the cow because she is crazy, so she manifests both her crazy erotic gestures and bears an extraordinary resemblance to us [...]. For me, these are extraordinary self-portraits”.
-CAROL RAMA

La Mucca pazza è sicuramente uno dei più celebri cicli di lavori di Carol Rama, definita a buon diritto dal critico d’arte Paolo Fossati un’artista che “s’iscrive nel Novecento da regina”. Infatti, dopo i primi disegni dada-surrealisti degli anni Trenta-Quaranta e dopo l’adesione negli anni Cinquanta al MAC-Movimento d’Arte Concreta, dagli anni Sessanta Carol Rama ha realizzato lavori ancor più incisivi, eccentrici, e di una rilevanza tale da condurla, decenni dopo, all’attribuzione del Leone d’oro alla Biennale di Venezia nel 2003 e al Premio alla carriera da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2010.
La sua ricerca, tra dissacrante libertà espressiva ed equilibrio formale, con il trascorrere del tempo non ha mai perduto la sua forza; anzi negli anni Novanta ha dato origine al ciclo di opere, la Mucca pazza, forse più esemplificativo della straordinaria capacità dell’artista di far trasudare dal profondo dolore il piacere della bellezza sensuale di forme sinuose.
La Mucca pazza nasce nella metà degli anni Novanta e si ispira al diffondersi della BSE, l’encefalopatia spongiforme bovina che occupò la cronaca internazionale a partire dal primo caso rilevato in Inghilterra nel 1986. I filmati televisivi in merito alle conseguenze generate sui bovini da tale epidemia ricordarono a Carol Rama le altrettanto drammatiche scene viste da adolescente all’ospedale psichiatrico dove sua madre era stata ricoverata. Da qui la necessità di evocare quel fatto di cronaca realizzando un ciclo di opere, come quella ora in asta, nelle quali le mammelle delle mucche – le due forme rispettivamente marrone e ocra –, evocanti quelle delle donne ma soprattutto la vicenda di sua madre nell’ospedale psichiatrico, sono associate a materiali ed elementi iconografici tesi a rinviare a ulteriori dolorose storie familiari. L’uso della camera d’aria – che nell’opera in asta corrisponde alla striscia cilindrica in gomma dalla quale pendono le due mammelle –, ricorda il padre dell’artista, piccolo imprenditore di automobili e biciclette suicidatosi a seguito del fallimento della sua fabbrica. Al contempo, la dentiera – l’immagine dipinta a destra, ad acrilico bianco e rosso – ricorda le protesi della nonna viste da bambina. Valore simbolico hanno anche i colori utilizzati: il giallo-ocra delle mammelle rinvia a Gustav Klimt, il rosso della dentiera rimanda a un’intensa eccitazione erotica, il grigio del sacco postale dello sfondo sottende un desiderio di cultura, mentre il colore scuro della gomma evoca un’intensa agonia.
In un’intervista concessa nel 1997 a Corrado Levi e Filippo Fossati, Carol Rama dichiarò: «Questo dramma che ci è stato sulla mucca pazza, mi ha fatto lavorare in un modo straordinario. Anche perché ho talmente interpretato la cosa intellettualmente, per quel poco che potevo, eroticamente, per quello che potevo prevedere, che la mucca pazza sono io… e questo mi ha dato gioia, un godimento straordinario» (in “Impresa per l’arte contemporanea”, n. 4, gennaio 1997).
La Mucca pazza è dunque l’alter ego dell’artista, ma anche dell’intera umanità in quanto gli spasmi dell’animale ammalato sono sintomo di malattia, ma somigliano anche a impulsi orgasmatici: «La mucca mi piace perché è pazza, allora ha dei gesti erotici da pazza e ha delle rassomiglianze con noi straordinarie […]. Per me questi sono degli autoritratti straordinari» (Ibidem).
Il ciclo della Mucca pazza, di cui l’opera in asta è un esemplare straordinario sia per ricchezza di elementi iconografici raffigurati sia per equilibrio tra bellezza estetica e senso del perturbante, può quindi dirsi frutto di una sorta di “impazzimento” volontario e inguaribile dell’artista derivato dai suoi dolori del passato e del presente, nella consapevolezza che essi costituiscono la preziosissima e insostituibile fonte da cui può nascere un’arte capace di incidere sull’animo umano.

Mucca pazza (Mad Cow) is certainly one of the most famous series of works by Carol Rama, who was defined by art critic Paolo Fossati as an artist who “signed up to the twentieth century as a queen”. In fact, following her first Dada-Surrealist drawings of the 30’s and 40’s, and subsequent adhesion to the MAC (Movimento d’Arte Concreta) group during the 50s, from the 60s onwards, Rama began to create even more penetrating, eccentric works whose artistic importance would earn her a Leone d’Oro decades later at the 2003 Venice Biennale and an honorary award for a Lifetime of Achievement from President of the Italian Republic, Giorgio Napolitano in 2010.
With the passing of time the artist’s research – which rallied between desecrating expressive freedom and formal balance –, never lost its power; indeed, during the nineties it would give rise to the Mucca Pazza series, which is perhaps the most illustrative of the artist’s extraordinary ability to extrude the sensual pleasure and beauty of sinuous forms from the deepest forms of pain.
Begun in the mid-nineties, the Mucca Pazza series was inspired by the spread of BSE, a bovine strand of spongiform encephalopathy that occupied the international press from the moment the first case was detected in England in 1986. Televised documentaries on the consequences for the cattle affected reminded Carol Rama of the equally dramatic scenes she had been exposed to as a teenager at the psychiatric hospital where her mother had been hospitalized. Hence her need to elaborate the news story in a series of works – including the piece on auction –, in which the cow’s udders represented by the two brown and ochre forms evoke both women’s breasts and above all, the story of artist’s mother in the psychiatric hospital, associating them with materials and iconographic elements that allude to other painful family stories. The use of a bicycle’s inner tube - which in this particular work corresponds to the cylindrical rubber strip from which the two breasts hang -, recalls the artist’s father, a small business car and bicycle dealer who committed suicide after his factory went bankrupt. At the same time, the dentures – painted on the right in red and white acrylic – recall her grandmother’s false teeth as seen in her childhood. Symbolic value can also be attributed to the colors used: the yellow-ochre of the breasts refers to Gustav Klimt, the red of the dentures refers to an intense erotic excitement, the gray of the postal bag in the background underlies a desire for culture, while the dark color of the rubber evokes an excruciating agony.
In an interview granted to Corrado Levi and Filippo Fossati in 1997, Carol Rama declared: “The drama of the mad cow epidemic has made me work in an extraordinary way. I interpreted it intellectually, for what little I could, erotically, for what I could foresee, so that mad cow is me... and this gave me joy, an extraordinary sense of enjoyment “(in “Impresa per l’arte contemporanea”, No. 4, January 1997).
The mad cow therefore represents not only the artist’s alter ego, but also that of humanity as a whole. The spasms of the sick animal portray a symptom of illness as well as resembling orgasmic impulses: “I like the cow because she is crazy, so she manifests both her crazy erotic gestures and bears an extraordinary resemblance to us [...]. For me, these are extraordinary self-portraits “(Ibidem).
The Mucca Pazza series, of which the work on auction is an extraordinary example both for its wealth of iconographic elements and fine balance of aesthetic beauty and sense of distress, could therefore be interpreted as the result of a sort of voluntary and incurable “madness” derived from the artist’s pains, both past and present, in the awareness that they constitute the invaluable and irreplaceable source that gives rise to an art capable of penetrating the human soul.

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