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Giorgio Morandi (1890-1964)
Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's… Read more DA UNA PRESTIGIOSA COLLEZIONE PRIVATA ITALIANA PROPERTY FROM A PRESTIGIOUS PRIVATE ITALIAN COLLECTION
Giorgio Morandi (1890-1964)

Natura morta

Details
Giorgio Morandi (1890-1964)
Natura morta
firmato Morandi (in basso a sinistra)
olio su tela
cm 40x52
Eseguito nel 1952
Provenance
Galleria del Milione, Milano
Collezione Dell’Acqua, Milano
Collezione privata, Milano
Milano, Asta Finarte, 20 ottobre 1998, lotto 29
ivi acquisito dall’attuale proprietario
Literature
L. Vitali, Morandi Catalogo Generale, Milano 1977, vol. II, n. 814 (illustrato)
Special Notice

Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's Resale Right Regulations 2006 apply to this lot, the buyer agrees to pay us an amount equal to the resale royalty provided for in those Regulations, and we undertake to the buyer to pay such amount to the artist's collection agent.
Post Lot Text
'STILL LIFE'; SIGNED LOWER LEFT; OIL ON CANVAS

L'opera non richiede Attestato di Libera Circolazione al fine della sua esportazione.
This work does not require an export license.

Brought to you by

Renato Pennisi
Renato Pennisi Evening Sale

Lot Essay

Dipinta nel 1952, Natura morta di Giorgio Morandi incarna la natura contemplativa e senza tempo che caratterizza le iconiche nature morte prodotte dall’artista nel secondo dopoguerra. Popolata da una serie di oggetti domestici, questa composizione crea l’illusione di essere relativamente semplice e radicata nella tradizione tuttavia lo sguardo dell’osservatore viene presto traslato nell’ambiente astratto in cui abitano gli oggetti dell’artista. Ha rifiutato di trattare questi ultimi nello stesso modo in cui sono presenti soggetti simili in nature morte convenzionali ossia attraverso composizioni meticolosamente costruite: Morandi si concentra sulle qualità formali che questi oggetti possiedono. L’opera si distingue per essere uno studio magistrale del volume, della linea e del colore, all’interno del quale ogni elemento è stato attentamente considerato dall’artista prima di essere aggiunto sulla tela. Questo gruppo di oggetti a sé stanti – alcune bottiglie, una brocca e altri contenitori più piccoli – sembra galleggiare in uno spazio astratto data l’assenza di una linea d’orizzonte. Morandi ha spesso scelto di inclinare volutamente la prospettiva all’interno delle sue composizioni costruendo attorno ad esse uno spazio artificiale, eliminando ogni accenno di transizione tra i diversi piani pittorici che si fondono così nella medesima unità.
Tra la fine degli anni ‘40 e l’inizio degli anni ‘50 Morandi diede vita a una serie di opere con oggetti assimilabili. Natura morta mette in luce la pratica dell’artista che consisteva nell’esaminare l’effetto che variazioni di tono, illuminazione e sottili cambiamenti di disposizione avevano sulle sue tele, sulle quali dava vita a raggruppamenti di oggetti simili. Morandi passava spesso settimane a contemplare la disposizione delle sue nature morte: rielaborava costantemente le prospettive di particolari scene che venivano riprodotte da una tela all’altra, ne regolava il posizionamento degli oggetti e studiava a fondo l’angolo preciso in cui i piani pittorici si amalgamano. Ogni nuova disposizione, l’assestamento nella collocazione degli oggetti e il cambiamento del punto di vista dal quale essi venivano catturati costituivano per lui nuove e stimolanti sfide. Il suo acuto senso di osservazione fa sì che la sua opera, concentrandosi su un repertorio ristretto di oggetti, non si ripeta mai. Come osserva Vitale Bloch: “Chi guarda sotto la superficie sa che difficilmente due nature morte di Morandi sono simili. È il miracolo del suo genio che dalle scatole più umili, lattine, lanterne, lucerne fuori moda e bottiglie polverose, fa sì che emergano opere d’arte piene di poesia e spesso giustamente chiamate “canzoni senza parole””. (V. Bloch, Introduction, in Giorgio Morandi: Paintings and Prints, catalogo della mostra, Londra 1954, s.p.).

Painted in 1952, Giorgio Morandi’s Natura morta embodies the contemplative, timeless nature that characterises the iconic still life paintings produced by the artist in the aftermath of the Second World War. Featuring an array of basic household items, this composition creates an illusion of being relatively simple and rooted in tradition; however, the beholder soon is transported into the abstract wold Morandi’s objects inhabit. He refused to treat his objects in the same manner similar subjects are featured in conventional still life painting – through meticulously constructed compositions the artist instead focuses on the formal qualities these items possess. The present work is a masterful study of volume, line and colour, within which every element has been carefully considered by the artist before it was added onto the canvas. This loose grouping of objects – bottles, a jug, and other smaller containers – seemingly floats in an abstract space without a detectable line of horizon. Morandi often purposefully skewed the perspective within his compositions by constructing an artificial space around them, eliminating any hint of a transitional space between the different pictorial planes as they merge into a single unit.
Morandi adopted the approach of creating a series of works featuring similar objects in the late 1940’s and early 1950’s. Natura morta demonstrates his practice of examining the effect variations in tone, lighting, as well as subtle changes in arrangement have on his canvases, with similar groupings of items appearing on various canvases from the same year. Morandi often spent weeks at a time contemplating the arrangement of his still life paintings: he was constantly reworking perspectives of particular scenes as they were reproduced from one canvas to another, adjusting the positioning of objects, and working out the precise angle at which their pictorial planes amalgamate. Every new arrangement, subtle adjustment to the placement of objects, and change in the precise viewpoint at which they were captured, posed a new and exciting challenge for the artist. His keen sense of observation ensured that his oeuvre, focusing on a narrow repertoire of objects, never repeated itself. As noted by Vitale Bloch, ‘He who looks below the surface knows that hardly two of Morandi’s still lifes are similar. It is the miracle of his genius that out of the humblest boxes, tin cans, outmoded oil lamps, and dusty bottles, emerge works of art full of poetry and often most justly called “songs without words”’ (V. Bloch, ‘Introduction’, Giorgio Morandi: Paintings and Prints, exh. cat., London, 1954, n.p.).


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