Artemisia Gentileschi

Una delle prime e poche artiste donne ad aver raggiunto la notorietà nel XVII secolo, Artemisia Gentileschi era celebre per i colori vivaci e il chiaroscuro incisivo — una tecnica recentemente portata a nuovi livelli da Caravaggio — che conferivano alle sue opere nuove sfaccettature teatrali. In quanto donna, offrì inoltre una prospettiva unica sulla pittura storica, sovvertendo spesso intenzionalmente la prospettiva maschile consolidata per raccontare le storie dal punto di vista femminile. Ciò conferiva alle sue protagoniste un potere che altri pittori avevano loro negato in precedenza.

La Gentileschi nacque a Roma nel 1593. Primogenita di cinque figli, suo padre, Orazio Gentileschi, era un affermato pittore barocco che lavorò per le corti di Maria de’ Medici a Parigi e di Carlo I a Londra. Studiò nella sua bottega, poi fu apprendista nell’atelier del paesaggista Agostino Tassi. La sua prima opera nota interamente firmata da lei, «Susanna e gli anziani», fu completata all’età di 17 anni. L’opera riprendeva il senso del dramma psicologico proprio di suo padre e poneva senza remore l’umiliazione di Susanna al centro della scena.

A pochi mesi dalla realizzazione del dipinto, Gentileschi subì uno stupro da parte di Tassi. Suo padre lo portò in tribunale, dove lei fu costretta a testimoniare mentre veniva torturata. Tassi fu dichiarato colpevole e bandito da Roma, ma la pena non fu mai eseguita. Per il resto della sua vita, il trauma subito da Gentileschi influenzò i temi che scelse di affrontare: autorità, violenza e vendetta — tutti palpabili nei suoi capolavori «Giuditta che decapita Oloferne», «Lucrezia», «Cleopatra» e «Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria».

Nel 1616 Gentileschi divenne la prima donna ad entrare a far parte dell’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze. Nonostante si fosse affermata in città come pittrice di successo e indipendente, era afflitta dai debiti e perseguitata dai creditori. Tornò a Roma, poi si trasferì a Venezia e a Napoli, prima di raggiungere il padre malato a Londra nel 1638, dove lavorò al suo fianco per completare gli affreschi del soffitto della Great Hall della Queen’s House a Greenwich. Poco dopo la morte di Orazio nel 1639, tornò a Napoli, dove morì intorno al 1654.


ARTEMISIA GENTILESCHI (ROME 1593 – AFTER 1654 NAPLES)

Self-Portrait as Saint Catherine of Alexandria

ARTEMISIA GENTILESCHI (ROME 1593-1654 NAPLES)

Saint John the Baptist in the Wilderness

ARTEMISIA GENTILESCHI (ROME 1593-AFTER 1654 NAPLES)

Portrait of a gentleman, probably Antoine de Ville (1596-1656), full-length

Follower of Orazio Gentileschi

Lot and his Daughters

ARTEMISIA GENTILESCHI (ROME 1593-AFTER 1654 NAPLES)

A Woman presenting her Child to Saint Blaise

STUDIO OF ARTEMISIA GENTILESCHI (ROME 1593-1654[?] NAPLES)

The Infant Moses and the burning Coal