Donald Judd

Nel corso della sua lunga carriera come esponente di spicco della scultura minimalista, l’influenza di Donald Judd sull’arte moderna è stata straordinaria. «Non è necessario che un’opera abbia molte cose da guardare, da confrontare, da analizzare una per una, da contemplare», scrisse nel suo fondamentale saggio del 1965, Specific Objects. «È l’oggetto nel suo insieme, la sua qualità nel suo insieme, che è interessante». Insieme alle opere dei colleghi minimalisti Claes Oldenburg e Frank Stella, la semplicità formale della scultura di Judd ha reinventato i termini dell’opera d’arte e della sua costruzione, liberandola dalla secolare tradizione figurativa.

Judd nacque nel Missouri nel 1928 e dedicò solo brevi periodi allo studio dell’arte. Nel 1953 si laureò in Filosofia alla Columbia University e la sua prima mostra personale di dipinti si tenne nel 1957, lo stesso anno in cui tornò alla Columbia per iniziare il master in Storia dell’arte.

A partire dalla fine degli anni ’50, Judd iniziò a farsi un nome come critico d’arte piuttosto che come artista. All’inizio degli anni ’60 scrisse per testate come ARTnews e Arts Magazine, diventando un paladino del movimento minimalista in ascesa. In qualità di critico, Judd riteneva che l’arte dovesse trascendere la propria storia figurativa e diventare qualcosa di unico in sé.

Nel 1962 rinunciò alla pittura, ritenendo che la forma della tela fosse intrinsecamente figurativa. Iniziò invece a creare quelli che definiva i suoi «oggetti specifici»: le sculture a parete o autoportanti con cui il suo nome sarebbe diventato sinonimo, come la pila verticale di Untitled (1969) o le sue Progressions orizzontali. Queste opere geometriche, il più delle volte scato he, venivano ripetute in permutazioni di materiale, decostruzione, dimensioni e colore.

La permutazione e la ripetizione sarebbero rimaste la preoccupazione costante di Judd, ma, all’inizio degli anni ’70, il suo lavoro avrebbe assunto una nuova straordinaria dimensione quando trasferì la sua attività a Marfa, in Texas. Lì contribuì a fondare la Chinati Foundation, un museo in gran parte all’aperto che esponeva le opere di artisti come Dan Flavin e John Chamberlain. In questo periodo sviluppò la sua produzione di mobili, progettando letti, scrivanie, panche, sedie, scaffali e tavoli.

La Chinati Foundation è oggi la sede di alcune delle opere più monumentali di Judd, come le 15 «Untitled Works in Concrete» (1980–1984) e le 100 «Untitled Works in Mill Aluminium» (1982–1986). Judd morì nel 1994. Nel 2013, la sua opera Untitled (DSS 42) raggiunse il prezzo record di 14,1 milioni di dollari da Christie’s a New York.


DONALD JUDD (1928-1994)

Drawing for red anodized “round front progression”

Donald Judd (1928-1994)

Untitled (DSS 42)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1989 (Bernstein 89-24)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled (Bernstein 93-1)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1968 (DSS 120)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1989 (Bernstein 89-1)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled (Bernstein 88-25)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1985 (85-9 LIPPINCOTT)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1980 (80-19 BERNSTEIN)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1988 (Menziken 88-16)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1988 (88-27 MENZIKEN)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled (76-32 Bernstein)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1983 (83-7 LIPPINCOTT)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled (87-32 Bernstein)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1970

Donald Judd (1928-1994)

Untitled 1973 (DSS 319)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1978 (Treitel-Gratz 78-4)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1970 (DSS 217)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled (DSS132)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1970 (DSS 219)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled (DSS 115)

Donald Judd (1928-1994)

Untitled, 1987 (87-35 Bernstein)