El Greco

Inizialmente pittore di icone nella tradizione ortodossa bizantina, Doménikos Theotokópoulos, noto come El Greco — che in italiano significa «Il Greco» — nacque nel 1541 sull’isola veneziana di Creta. È tuttavia conosciuto soprattutto come uno dei principali pittori manieristi di scene religiose in Spagna.

La vita e l’opera di El Greco erano dominate dalla sua profonda devozione; dipingeva perché «gli spiriti mi sussurrano freneticamente nella testa». Il suo uso di figure allungate, di cromatismi fantastici e di composizioni complesse e spesso travolgenti proietta le esperienze divine dei suoi soggetti: il suo obiettivo era rappresentare un regno spirituale più elevato e immaginario. Queste visioni astratte stabilirono un nuovo mezzo di rappresentazione visiva che si distaccava dal Rinascimento e guardava avanti verso l’arte moderna, in particolare l’espressionismo e il cubismo, nel modo in cui El Greco riconsiderava la forma e la figura al di là della realtà letterale.

Intorno al 1567, El Greco si trasferì da Creta a Venezia, imparando la prospettiva e la figurazione nella bottega di Tiziano. Tre anni dopo si sistemò nel palazzo del cardinale Alessandro Farnese a Roma. Lì iniziò a definire il proprio stile, rifiutando proporzioni ed equilibrio a favore di angolazioni insolite e colori contrastanti che distorcevano i suoi quadri, conferendo loro al contempo drammaticità psicologica e pulsazione spirituale. Questo cambiamento radicale, unito alle critiche mosse da El Greco al defunto Michelangelo, gli costò tuttavia le commissioni: durante il suo soggiorno di sei anni non gli fu affidata nemmeno una pala d’altare.

Nel 1577 El Greco si trasferì in Spagna. Nel 1579 ricevette una commissione reale da Filippo II per Il martirio di San Maurizio, ma il re respinse il dipinto. L’artista si stabilì a Toledo, dove trovò finalmente successo all’interno di una cerchia di amici e mecenati che lo apprezzavano; tra i suoi capolavori tardivi figurano La deposizione di Cristo, una pala d’altare per la Cattedrale di Toledo, e La sepoltura del conte d’Orgaz per la chiesa di Santo Tomé.

Dopo la morte di El Greco a Toledo nel 1614, la sua arte altamente individualistica fu accolta con riluttanza, confusione e vista come in opposizione al Barocco. Non ebbe seguaci. Nel XIX secolo, tuttavia, i romantici francesi lo proclamarono un visionario eccentrico. Nel 1920 il critico britannico Rodger Fry lo descrisse come «un vecchio maestro che non è semplicemente moderno, ma che in realtà sembra essere molti passi avanti a noi, voltandosi indietro per indicarci la via».


Doménikos Theotokópoulos, called El Greco (Crete 1541-1614 Toledo)

Saint Francis and Brother Leo in Meditation

DOMÉNIKOS THEOTOKÓPOULOS, CALLED EL GRECO (CRETE 1541-1614 TOLEDO)

Portrait of a young man, traditionally identified as Saint Aloysius (Luigi) Gonzaga (1568-1591), half-length, with a book

DOMÉNIKOS THEOTOKÓPOULOS, CALLED EL GRECO (CRETE 1541-1614 TOLEDO)

Portrait of a gentleman, half-length, in black, his right hand resting on a book

ATTRIBUTED TO DOMÉNIKOS THEOTOKÓPOULOS, CALLED EL GRECO (CRETE 1541-1614 TOLEDO)

Portrait of a man, bust-length, in black with a white ruff