Kiki Smith

Negli anni ’80 si assistette a un ritorno all’immaginario figurativo nell’arte americana. Dopo un periodo dominato dall’astrazione e dall’arte concettuale, gli artisti più giovani iniziarono a concentrarsi sul corpo. Artisti come Jean-Michel Basquiat, Julian Schnabel e David Salle divennero delle superstar, celebrati per i loro ritratti neo-espressionisti. In questo contesto entrò in scena Kiki Smith, un’artista la cui opera esplorava il corpo femminile nelle sue funzioni più intime – organi, membrane e fluidi – come modo per comprendere la psiche femminile nell’America del dopoguerra.

Smith è nata nel 1954 in una famiglia di artisti. Sua madre, Jane Lawrence Smith, era una cantante lirica e attrice, mentre suo padre era lo scultore minimalista americano Tony Smith. Vivevano nel New Jersey in una grande casa vittoriana in mattoni rossi che un tempo era appartenuta alla sua bisnonna. Lei fa risalire il suo fascino per la mortalità e il corpo all’atmosfera di quella casa, circondata dagli oggetti lasciati dai suoi antenati.

Smith ha studiato alla Hartford Art School prima di stabilirsi a New York nel 1979, dove è entrata a far parte di Collaborative Projects Inc, un collettivo di artisti che indagava su varie forme di presentazione artistica in luoghi non convenzionali.

Negli anni ’80, Smith realizzava opere d’arte utilizzando una varietà di materiali, dalla carta al vetro fino al bronzo fuso, impiegando l’anatomia come punto di partenza per un’esplorazione dei significati culturali, politici e sociali legati al corpo umano. Si trattava di un tema particolarmente toccante durante la crisi dell’AIDS, e l’artista affrontò la questione a testa alta con opere come Untitled (1986), composta da 12 brocche su cui erano incisi i nomi di diverse secrezioni prodotte dal corpo.

Le sue sculture più inquietanti risalgono agli anni ’90, quando adottò come soggetto la figura umana a grandezza naturale. Pee Body (1992), ad esempio, raffigurava una figura femminile nuda in cera accovacciata sul pavimento mentre urinava, con un filo di urina che si trascinava dietro sotto forma di perline gialle.

Nel 2006, Smith è stata inserita dalla rivista Time nella lista dei «Time 100: The People Who Shape Our World». È stata protagonista di oltre 25 mostre personali nei musei, ha partecipato a cinque Biennale di Venezia e nel 2013 le è stata conferita la Medaglia delle Arti del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti da Hillary Clinton.


KIKI SMITH (B. 1954)

Starbow (24 Stars I)

KIKI SMITH (B. 1954)

Wolf with Bush and Roots

Kiki Smith (b. 1954)

Untitled (Negative Legs)

Kiki Smith (b. 1954)

Untitled (Negative Legs)

KIKI SMITH (B. 1954)

Untitled (arm and leg)

KIKI SMITH (B. 1954)

Woman on Barge

KIKI SMITH

Pool of Tears 2 (After Lewis Carroll) (W. 123)

Kiki Smith (b. 1954)

Untitled (Tear and Blood)

KIKI SMITH

Worm (Weitman 64)

KIKI SMITH (B. 1954)

Sitting and Thinking

KIKI SMITH (B. 1954)

Little Offering

KIKI SMITH (B. 1954)

Jupiter and Io

KIKI SMITH (b. 1954)

Finger Bowl

KIKI SMITH (B. 1954)

Little Offering

Kiki Smith (b. 1954)

Bird and Stars

Kiki Smith (b. 1954)

Finger Bowl

Kiki Smith (b. 1954)

Untitled (Feet)

Kiki Smith (née en 1954)

Untitled (Bloodcells)

KIKI SMITH (B. 1954)

Girl with Glitter #2

KIKI SMITH (B. 1954)

My Blue Lake

KIKI SMITH (B. 1954)

Ballerina (Stretching Right)