D'ANNUNZIO, Gabriele. Straordinario documento dell'impresa fiumana. Si tratta di un secco scambio epistolare col GENERALE D'ESERCITO E[nrico]. CAVIGLIA (così la firma, dattiloscritta, in calce alla sua lettera Trieste 29/11/920, una pagina 8° su carta intestata COMANDO GENERALE DELLE REGIE TRUPPE DELLA VENEZIA GIULIA, col quale il comandante in capo delle truppe incaricate di sloggiare i legionari che avevano seguito il Comandante nell'occupazione di Fiume intima al loro conducador, appunto, di cominciare a muovere le tende, partendo dal perimetro più esterno del territorio occupato: AL COMANDANTE GABRIELE D'ANNUNZIO FIUME Riusciti vani i tentativi amichevoli da me compiuti per ottenere lo sgombro, da parte delle truppe fiumane, delle isole di Arbe e Veglia e degli altri territori occupati fuori dei limiti dello Stato di Fiume, invito la S.V. a ritirare entro il giorno 2 di Dicembre p.v. tutte le truppe fiumane dalle località sopra accennate e a far riprender loro, per la stessa data, la dislocazione entro lo Stato di Fiume, quale era prima del giorno 10 c.m.. Risponde il Vate (lettera autografa firmata, due pagine 4° su carta intestata REGGENZA ITALIANA DEL CARNARO IL COMANDANTE - QUIS CONTRA NOS?, Fiume d'Italia, 29 novembre 1920, busta con indirizzo autografo e sigillo in ceralacca turchese): Al generale Caviglia. Signor Generale, Ella dimentica che il capitano Zoli ebbe l'onore di avvertirla che io avrei occupato le isole. Il Suo atteggiamento, in quel giorno fu ben diverso da quello che appare dalla Sua intimazione di oggi. E' testimoniato. Non riconosco la Sua autorità. Terrò le isole. Aspetto ch'Ella mandi la Sua gente a cacciare i Legionarii. La Sua gente sarà ben ricevuta. Siamo alle prime scaramucce. Di lì a poco, un paio di cannonate sul quartier generale basteranno a mettere la parola fine al festoso laboratorio del totalitarismo impiantato dall'Immaginifico l'anno precedente. (4)

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D'ANNUNZIO, Gabriele. Straordinario documento dell'impresa fiumana. Si tratta di un secco scambio epistolare col GENERALE D'ESERCITO E[nrico]. CAVIGLIA (così la firma, dattiloscritta, in calce alla sua lettera Trieste 29/11/920, una pagina 8° su carta intestata COMANDO GENERALE DELLE REGIE TRUPPE DELLA VENEZIA GIULIA, col quale il comandante in capo delle truppe incaricate di sloggiare i legionari che avevano seguito il Comandante nell'occupazione di Fiume intima al loro conducador, appunto, di cominciare a muovere le tende, partendo dal perimetro più esterno del territorio occupato: AL COMANDANTE GABRIELE D'ANNUNZIO FIUME Riusciti vani i tentativi amichevoli da me compiuti per ottenere lo sgombro, da parte delle truppe fiumane, delle isole di Arbe e Veglia e degli altri territori occupati fuori dei limiti dello Stato di Fiume, invito la S.V. a ritirare entro il giorno 2 di Dicembre p.v. tutte le truppe fiumane dalle località sopra accennate e a far riprender loro, per la stessa data, la dislocazione entro lo Stato di Fiume, quale era prima del giorno 10 c.m.. Risponde il Vate (lettera autografa firmata, due pagine 4° su carta intestata REGGENZA ITALIANA DEL CARNARO IL COMANDANTE - QUIS CONTRA NOS?, Fiume d'Italia, 29 novembre 1920, busta con indirizzo autografo e sigillo in ceralacca turchese): Al generale Caviglia. Signor Generale, Ella dimentica che il capitano Zoli ebbe l'onore di avvertirla che io avrei occupato le isole. Il Suo atteggiamento, in quel giorno fu ben diverso da quello che appare dalla Sua intimazione di oggi. E' testimoniato. Non riconosco la Sua autorità. Terrò le isole. Aspetto ch'Ella mandi la Sua gente a cacciare i Legionarii. La Sua gente sarà ben ricevuta. Siamo alle prime scaramucce. Di lì a poco, un paio di cannonate sul quartier generale basteranno a mettere la parola fine al festoso laboratorio del totalitarismo impiantato dall'Immaginifico l'anno precedente. (4)