Giorgio de Chirico (1888-1978)
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Giorgio de Chirico (1888-1978)

Piazza d'Italia

Details
Giorgio de Chirico (1888-1978)
Piazza d'Italia
firmato g. de Chirico (in basso a sinistra)
olio su tela
cm 60x80
Eseguito a metà degli anni Cinquanta
Autentica di C. Bruni Sakraischik, Roma, n. 47/83, in data 25 marzo 1983
Opera registrata presso la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma, n. 47/83
Provenance
Galleria Cafiso, Milano
Galleria Orler, Mestre
Exhibited
Camposanto, Giolly Meeting Point, Grandi maestri del 900, 9 - 11 luglio 2004, cat., (illustrato in copertina)
Special notice

Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's Resale Right Regulations 2006 apply to this lot, the buyer agrees to pay us an amount equal to the resale royalty provided for in those Regulations, and we undertake to the buyer to pay such amount to the artist's collection agent.
Post lot text
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Lot Essay

"A Roma vive Giorgio De Chirico, [...] le sue scene e il modo in cui le rappresenta sono classici o lo sarebbero se un'atmosfera strana e ipnotica non le trasformasse, in una "tragedia della serenità".
Il silenzio grava su strade deserte e interni pietrificati. C'è un senso di minaccia, di disastri incombenti. L'ambiente rinascimentale diventa la scena di un dramma indecifrabile, di un mistero nella sua luce più piena."
(Orson Welles. The Challenge. A Tribute to Modern Art, 1976, regia di Herbert Kline)

Appartenente ad una delle più celebrate serie di dipinti di Giorgio de Chirico, la Piazza d'Italia che qui viene presentata - dipinto di grandi dimensioni eseguito nella metà degli anni Cinquanta - ben rappresenta i temi principali della poetica della pittura metafisica dell'artista. L'immagine è carica di tutti gli elementi tipici di queste composizioni: al centro la statua dell'Arianna dormiente - simbolo della tematica malinconica - , sullo sfondo un orizzonte bloccato che incombe sulla geometria rigorosa della piazza - piazza che è priva di qualsiasi assonanza con le reali piazze torinesi, fiorentine, ferraresi o più genericamente italiane, da cui la serie trae origine. La piazza de chirichiana è un non luogo ovvero un luogo algido, algebrico nella definizione dei suoi spazi, dei suoi perimetri affilati, dove soggiornano l'orrore per lo smarrimento e la fascinazione estatica per la solitudine appena contenuti da un orizzonte surreale nelle sue tinte, costretto da un muro di cinta, dove una locomotiva fumante corre verso un altrove lontano, in un tempo indefinito e indefinibile.
Una calura assorta sembra sospesa sulle ombre nere e lugubri degli edifici, sui colonnati antichi, sulla statua. Ancora un senso di sperdimento e smarrimento attraversano l'intera composizione, insistendo su piccoli stratagemmi simbolici - come le imposte serrate, quelle finestre chiuse sulle arcate bianche dei colonnati di sinistra, che sembrano suggerire un'idea di assenza, di vuoto, di inquieta sospensione. Interessante in tal senso anche la contrapposizione positivo-negativo creata dai due edifici principali: una prospettiva rinascimentale da città ideale è costruita attraverso le due strutture speculari - una assurdamente luminosa, l'altra sinistramente in ombra - al centro del punto di fuga la tipica torre rossa - un altro elemento catalizzatore di astrazione semantica e simbolica, che si staglia incombente sullo sfondo, quasi a soverchiare la statua della dormiente. Il sonno della statua - o Arianna che dorme - un motivo diventato la quintessenza del tema malinconico a partire dalla famosa incisione di Dürer del 1510, a cui l'artista si ispira. Il sonno diventa sempre più una tormentata difesa da un ambiente man mano più ostile nella sua ineffabilità. E la minuscola coppia di piccole figure sperdute nel vuoto opprimente della piazza serve ad enfatizzare ulteriormente la capacità evocativa e la potenza simbolica di questa composizione.
La critica ha più volte sottolineato come l'invenzione della metafisica - che sotto il profilo dell'innovazione linguistica, è uno tra i fenomeni più importanti della pittura del secolo scorso - sia stata fortemente influenzata da una congegnata drammatizzazione della biografia dell'artista: la morte del padre, la perdita della giovinezza che coincide con la partenza dalla nativa Grecia, l'apertura verso il vecchio continente, metaforicamente rappresentato dall'apertura verso l'ignoto e il nuovo, la conseguente malinconia e nostalgia per un passato ormai irraggiungibile e mitizzato nel recupero memoriale. D'altra parte non è possibile tacere il solido impianto culturale che sostiene l'estetica metafisica dechirichiana: Eraclito, Nietzsche e Schopenhauer, Bocklin per citarne alcuni - rendendo l'invenzione della metafisica in pittura una struttura complessa capace di contrapporsi alle avanguardie storiche e di fissarsi nell'immaginario collettivo come uno dei più potenti e prolifici sistemi immaginifici ancora fino ai giorni nostri. Straordinariamente moderno, straordinariamente contemporaneo. Dietro ogni enigma, sogno o presentimento, c'è sempre la ricerca di una relazione misteriosa, di una rivelazione - capace di dare delle cose una lettura più profonda, altra, soprannaturale al di là delle " apparenze" effettivamente raffigurate degli oggetti visibili. Così il viaggio con la madre ed il fratello Savinio per le strade delle capitali italiane, la meraviglia destata dalle piazze italiane trascendono il mero dato empirico, la contingenza biografica per diventare tassello di un'estetica nuova capace di comprendere e disvelare la mistica delle cose, l'apparenza segreta dell'incanto per l'ignoto.

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