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Andrea Locatelli (Roma 1695-1741)
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Andrea Locatelli (Roma 1695-1741)

Paesaggio laziale con astanti tra rovine classiche

Details
Andrea Locatelli (Roma 1695-1741)
Paesaggio laziale con astanti tra rovine classiche
firmato 'Andrea Lucatelli fecit' (sul bassorilievo a sinistra)
olio su tela
71 x 116 cm.
Provenance
George Gipps, Esq., Howlett House, Canterbury;
Christie's, Londra, 11-XII-1880, lotto 15 (GBP 13, 13 scellini: Legge); Collezione privata, Roma.
Literature
A. Busiri Vici, Andrea Locatelli e il paesaggio del Settecento, Roma, 1976, p. 88, n. 45, fig. 106.
A. Busiri Vici, Andrea Locatelli, Roma, 1974, p. 88, tav. col. 106; p. 91; n. cat. 45
Special Notice

Where there is no symbol Christie's generally sells lots under the Margin Scheme. The final price charged to Buyer's for each lot, is calculated in the following way: 24% on the hammer price of the first € 150,000,00 18.5% on the hammer price for any amount in excess of € 150,000,00.

Lot Essay

Il presente dipinto, reso noto dal Busiri Vici nella sua fondamentale monografia su Andrea Locatelli, è stato datato dallo studioso nel corso del terzo decennio del Settecento, nello stesso momento della Veduta fantasiosa con il Colosseo e l'Arco di Tito in ubicazione ignota (cf. A. Busiri Vici, cit., n. cat. 22).
Lo studioso definisce l'opera qui offerta 'un dipinto di formato alquanto panoramico che riunisce nel suo ambito tutta l'estensibile gamma più congeniale dell'artista. Oltre all'Arco romano posto quasi centralmente, e che isolato e ingrandito poteva ben suscitare l'invidia di Panini, appaiono gli alberi e la vegetazione più tipica di ambiente romano. La scena si svolge presso un corso d'acqua sul cui fondale si vede un caratteristico casale della campagna, in controluce a sinistra fanno da quinta gli avanzi di un tempio ionico. Felicissimo, come sempre, il gruppo delle figure nella sapiente naturalezza, ed in atteggiamenti che derivano da quelle di Salvator Rosa. Non vi è dubbio che questo dipinto, da datare attorno al 1720, costituisca un'opera fra le essenziali del pittore, poiché riassume in sé paesistica, architettura e figurativo del più alto livello. Va annotato come in questa tela ci si trovi davanti ad un raro caso nel quale Locatelli abbia mostrato i pini, ché per lo più fra i suoi alberi, primeggiano i lecci, le querce, ed i castagni, il che, a mio avviso, indica in lui la delicatezza di aver preso atto che, quella dei pini costituiva una gelosa prerogativa dell'Orizzonte' (cf. A. Busiri Vici, cit., p. 91).
Pittore di evidente fortuna commerciale ma vissuto inspiegabilmente in miseria, Andrea Locatelli fu presto dimenticato e confuso con altri specialisti della fertile stagione settecentesca della pittura di paesaggio a Roma, fino al recupero critico operato da Andrea Busiri Vici. Locatelli operò per conto di famiglie dell'importanza dei Colonna e dei Borghese; lavorò, su interessamento di Filippo Juvarra, per le Corti di Torino e Madrid - in ciò insieme a Giovanni Paolo Panini - ma non riuscì mai a diventare Accademico di San Luca, penalizzato dalla sottovalutazione cui era soggetta la pittura di paesaggio, ancora nel corso del Settecento, negli statuti teorici delle istituzioni di patronato delle arti.
La luminosità dei paesaggi di Locatelli, ben individuata dal Busiri Vici nelle note critiche sul presento dipinto, ha sicuramente costituito un punto di riferimento fondamentale per personalità artistiche di provenienza e cultura molto disparate - il giovane Hubert Robert, Giovanni Paolo Panini, gli stessi esponenti romani del genere (Busiri Vici, Anesi, Monaldi) - e si pone come il contraltare più autorevole degli esiti dell'altro grande paesista attivo a Roma durante la prima metà del Settecento, Jan Frans van Bloemen.

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