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Carlo Sellitto (Napoli 1581-1614)
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Carlo Sellitto (Napoli 1581-1614)

Cristo lava i piedi agli Apostoli

Details
Carlo Sellitto (Napoli 1581-1614)
Cristo lava i piedi agli Apostoli
olio su tela
233 x 182 cm.
Il dipinto è in prima tela.
Provenance
Probabilmente eseguito per il Castello dei Duchi di Laurenzano a Piedimonte Matese (già Piedimonte d'Alife).
Literature
W. Prohaska, Sellitto at Naples, in 'The Burlington Magazine', 1978, aprile, p. 263, fig. 92, (riproduzione di un particolare).
B. Nicholson, Caravaggism in Europe (a cura di L. Vertova), Torino, 1989, I, p. 176; II, fig. 523 (riproduzione di un particolare).
Special notice

Where there is no symbol Christie's generally sells lots under the Margin Scheme. The final price charged to Buyer's, for each lot, is calculated in the following way: 24% on the hammer price of the first € 110.000,00 18,5% on the hammer price for any amount in excess of € 110.000,00

Lot Essay

Il presente dipinto raffigura un intenso momento della passione di Cristo, narrato nel Vangelo di Giovanni (13, 1-20). Cristo, che "amò fino alla fine" i suoi discepoli, si sottopose al rituale della lavanda dei piedi. Nel presente dipinto, che segue il racconto del Vangelo di Giovanni, Pietro si ritrae alzando la mano mentre Cristo si volge verso l'apostolo alle sue spalle, che gli passa un telo per asciugare i piedi di Pietro.
È probabile che il presente dipinto sia stato commissionato ed eseguito insieme alla 'Cattura di Cristo' di Fabrizio Santafede, qui offerta al lotto 503…, in quanto la tela di supporto, caratterizzata da un ordito a trama a losanghe detta "tela tovagliata", è dell'identico tipo di quella impiegata nell'opera di Santafede. Tale tela, tipica di opere di Tiziano ('Paolo III Farnese e i suoi nipoti'), Caravaggio ('Riposo in Egitto') e Domenichino ('Erminia tra i pastori'), è considerata più pregiata di quella usuale nei dipinti napoletani. Ma anche l'identità di soggetto e formato tra il presente dipinto e la 'Cattura di Cristo' di Santafede rafforza l'ipotesi che essi fossero parte dell'arredo di una Cappella dedicata alle storie di Cristo.
Secondo una tradizione familiare tramandata agli attuali proprietari, le due tele provengono dal Castello di Piedimonte d'Alife [oggi Piedimonte Matese (CE)], e sarebbero state commissionate a Santafede e a Sellitto dai Duchi di Laurenzano. Anche se al momento non si può precisare meglio tale ipotesi, disponiamo implicitamente di un terminus ante quem per l'esecuzione dei due dipinti, da situare entro la data di morte di Carlo Sellitto (1614). Un rapporto documentato tra Carlo Sellitto e i feudatari di Piedimonte risale al 1613, quando il pittore riceve dal Duca di Laurenzano 30 ducati "in conto de alcuni ritratti de pitture che havrà da fare per suo servizio" (cf. AA.VV., Carlo Sellitto, primo caravaggesco napoletano, catalogo, Napoli, 1977, p. 134, doc. N. 37). L'attività del Sellitto ritrattista è ormai piuttosto nota (cf. S. Causa, Il giovane Sellitto, in: 'Dialoghi di storia dell'arte', 1995, n. 1, p. 156-163), ma molto raro è il ritrovamento di un'opera di impegno e formato come quella qui offerta. Segnalato dal Prohaska nel 1978, il presente dipinto è collegato dallo studioso con le due 'Storie di San Pietro' di Sellitto a Napoli, chiesa di Monteoliveto (già a Napoli, Sant'Anna dei Lombardi: cf. almeno Carlo Sellitto, primo caravaggesco napoletano, cit., pp. 63-67, tavv. b.n. I-XI). Le due opere di Monteoliveto (1608-12) sono talmente contigue allo stile del presente dipinto - anche nelle misure, pressoché uguali - da rendere le tre opere quasi elementi di una stessa serie virtuale. Com'è noto nelle tele di Monteoliveto Sellitto subisce l'impatto delle invenzioni esperite da Caravaggio nelle tele per la Cappella Fenaroli (distrutte), e si pone in sintonia con le opere dell'altro 'primo caravaggesco' napoletano, Battistello Caracciolo, che nello stesso giro d'anni in cui Sellitto e Caravaggio lavoravano a Sant'Anna dei Lombardi produceva affreschi per la Cappella Noris-Correggio (distrutti). Un rapporto con le coeve invenzioni di Caracciolo è qui evidente nel volto e nella postura del Cristo, che rinvia alla figura situata a sinistra nell' 'Ecce Homo' di Caracciolo a Paola, Santuario di San Francesco (considerato un originale di Caracciolo in pessime condizioni o una copia antica. Cf. S. Causa, Battistello Caracciolo. L'opera completa, Napoli, 2000, p. 179, A21, p. 228, fig. 283).
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