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Gabriele D'Annunzio - Al podesta di Fiume (Riccardo Gigante). L.a.f. 8pp. in-8 "La vigilia di Natale, 1919". Bella lettera a proposito della beneficenza verso i píoveri di Fiume. Citiamo i passi piu significativi: "Nel fare un'oferta ai poveri di Fiume non ci si puo' difendere da un senso di timidezza che sembra quasi vergogna. Donare scarsamente a chia ha sempre donato grandemente e' infatti quasi vergogna. I poveri di Fiume non sono i prediletti di Santo Francesco? Come il Serafico essi hanno dato alla poverta l'aspetto raggiante della magnificenza. Quando i prigionieri italiani cadevano di sfinimento davanti alle porte e non avevano piu fiato per gemere, essi parlavano tutti come nel cupo novembre di Caporetto, quella vedova fiumana ai suoi figlioli digiuni(...) Come per il santo di Assisi, per i poverelli di Fiume ci fu sempre qualcuno piu povero di loro, c'e' sempre qualcuno piu povero di loro. (...) In una vecchia casa veneziana vidi un giorno dipinte sui muri di una stanza quadrata tutte le virtu. Nessuna era coronata, tranne una. (...) ...La sola Costanza era coronata. E quella solitaria sovranita mi piacque. (...) La corona alla costanza di Fiume la danno oggi i poverelli. E' d'argento? E' piu' che d'argento. E' d'oro? E' piu che d'oro. E' d'un metallo che soltanto i poveri posseggono (...) Come si puo dunque senza tremito offrire qualcosa a questi ricchi sorridenti? L'altro giorno uno di loro voleva baciarmi la mano; e, come io mi difendevo, egli cadde in ginocchio. Allora anch'io me gli misi in ginocchio davanti; e rimanemmo cosi un poco faccia a faccia, come quei donatori nelle vecchie tavole d'altare. io ero da meno. E percio non volli rialzarmi se non dopo di lui. Cosi oggi chiedo perdono ai poveri di Fiume. Non offro il denaro, che e' scarso e vile. Offro il mio amore che si inginocchia.

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Gabriele D'Annunzio - Al podesta di Fiume (Riccardo Gigante). L.a.f. 8pp. in-8 "La vigilia di Natale, 1919". Bella lettera a proposito della beneficenza verso i píoveri di Fiume. Citiamo i passi piu significativi: "Nel fare un'oferta ai poveri di Fiume non ci si puo' difendere da un senso di timidezza che sembra quasi vergogna. Donare scarsamente a chia ha sempre donato grandemente e' infatti quasi vergogna. I poveri di Fiume non sono i prediletti di Santo Francesco? Come il Serafico essi hanno dato alla poverta l'aspetto raggiante della magnificenza. Quando i prigionieri italiani cadevano di sfinimento davanti alle porte e non avevano piu fiato per gemere, essi parlavano tutti come nel cupo novembre di Caporetto, quella vedova fiumana ai suoi figlioli digiuni(...) Come per il santo di Assisi, per i poverelli di Fiume ci fu sempre qualcuno piu povero di loro, c'e' sempre qualcuno piu povero di loro. (...) In una vecchia casa veneziana vidi un giorno dipinte sui muri di una stanza quadrata tutte le virtu. Nessuna era coronata, tranne una. (...) ...La sola Costanza era coronata. E quella solitaria sovranita mi piacque. (...) La corona alla costanza di Fiume la danno oggi i poverelli. E' d'argento? E' piu' che d'argento. E' d'oro? E' piu che d'oro. E' d'un metallo che soltanto i poveri posseggono (...) Come si puo dunque senza tremito offrire qualcosa a questi ricchi sorridenti? L'altro giorno uno di loro voleva baciarmi la mano; e, come io mi difendevo, egli cadde in ginocchio. Allora anch'io me gli misi in ginocchio davanti; e rimanemmo cosi un poco faccia a faccia, come quei donatori nelle vecchie tavole d'altare. io ero da meno. E percio non volli rialzarmi se non dopo di lui. Cosi oggi chiedo perdono ai poveri di Fiume. Non offro il denaro, che e' scarso e vile. Offro il mio amore che si inginocchia.

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