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Gino De Dominicis (1947-1998)
Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's… Read more
Gino De Dominicis (1947-1998)

Senza titolo

Details
Gino De Dominicis (1947-1998)
Senza titolo
firmato G De Dominicis (in basso a destra); "cerotto anti-falso" (sul retro)
foglia dorata su fotografia in cornice d'artista
cm 99x99
Eseguito nel 1996
Provenance
Donato direttamente dall'artista a Maria Angiolillo, Roma, nel 1996 c.
Special Notice

Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's Resale Right Regulations 2006 apply to this lot, the buyer agrees to pay us an amount equal to the resale royalty provided for in those Regulations, and we undertake to the buyer to pay such amount to the artist's collection agent.
Where there is no symbol Christie's generally sells lots under the Margin Scheme. The final price charged to Buyer''s for each lot, is calculated in the following way: 30% of the final bid price of each lot up to and including € 20.000,00 26% of the excess of the hammer price above € 20.000,00 and up and including € 800.000,00 18,5% of the excess of the hammer price above €800.000,00

Lot Essay

DA UNA COLLEZIONE PRIVATA

Figura tra le più emblematiche e controverse nel panorama artistico italiano del secondo dopoguerra, Gino De Dominicis fu un artista complesso difficilmente inquadrabile in una precisa corrente o movimento, essendo stato il suo lavoro totalmente indipendente dalle mode e dai gruppi. Questa libertà è testimoniata anche dalle differenti tecniche espressive con cui l'artista - che era solito definirsi pittore, scultore, filosofo e architetto - si cimentò: dipinti, installazioni, sculture, fotografia.
In vita fu circondato da un alone di mistero e irreperibilità, soprattutto per la sua volontà di isolare il proprio lavoro dall' omologazione del mondo dell'arte, centellinando sia mostre che apparizioni pubbliche. Per sua scelta non furono mai pubblicati cataloghi o libri sulla sua produzione, nè attribuì alla fotografia alcun valore documentario o pubblicitario della propria opera.
E tuttavia ciò non gli impedì di essere invitato a partire dagli anni Settanta ai più prestigiosi eventi espositivi internazionale, da Documenta a Kassel alle Biennali di Venezia, oltre a varie esposizioni presso gallerie e musei a Roma, Napoli, Milano, Modena, Bologna, Grenoble, Londra, al Beaubourg di Parigi, fino al MOMA di New York Scandalosa rimane ancora l'opera presentata a Venezia nell'ambito di un Biennale del 1972: un ragazzo affetto dalla sindrome di Down, che fissa un cubo invisibile.

Ironico, provocatorio, fuori da ogni possibile coro dell'arte, s'impose con la sua filosofia secondo cui l'arte non è comunicazione, ma è creazione, magia e mistero, ritenendo perfino lo spettatore superfluo rispetto all'opera; come scriveva: "La gente deve vedere non sapere, deve riconoscere l'opera d'arte per quello che e accettarne gli effetti"

E legati alla magia e alla storia sono le tematiche ricorrenti dei suoi lavori: la questione dell'immortalità del corpo, la creazione artistica come pratica capace di arrestare l'irreversibilità del tempo. Tutto un sistema di pensiero fascinato dalla Storia, in particolare da quella antica dei Sumeri e dalla letteratura legata all'epopea di Gilgamesh: le figure mitologiche di Urvasi la dea indiana della bellezza e di Gilgamesh, il favoloso signore della città mesopotamica di Uruk, sono più volte ripresi nelle sue opere, caratterizzate - come nel caso dell'opera qui proposta - dalla rappresentazione di volti dai nasi allungati e tratti stilizzati di siderale bellezza.

L'opera proposta rappresenta uno straordinario esempio di questa grande provocatoria elengante libertà, che caratterizza la migliore produzione artistica di de Dominicis. Appassionatosi alla tecnica della fotografia, l'artista aveva deciso di sviluppare un tema caratterizzato dalla reiterazione del soggetto fotografato, partendo da un disegno fatto dall'artista medesimo. Ad ogni fotografia dell'opera de Dominicis aggiunge un particolare diverso, ora un lungo orecchino impreziosito da una terminazione in foglia d'oro, ora un differente dettaglio, in cui si esprime l'unicità dell'opera - che per tale, risulta essere diversa da ogni altra fotografia.

De Dominicis dona nel 1995-96 c. questa opera ad una nota signora romana - che per anni la custodirà gelosamente in una delle sale di rappresentanza del lussuoso salotto nella dimora a Trinità dei Monti - contraddistinguendo l'opera sul retro con un "cerotto anti-falso": una sottile linguetta elastica che copre un segno a biro, con il quale l'artista soleva differenziare le diverse opere e contraddistinguerne l'autenticità.
E questi piccoli accorgimenti rientrano nella personale visione che l'artista ha della sua attività, che paragona a quella di un prestigiatore: " Un pittore è come un prestigiatore che con i suoi giochi deve riuscire a sorprendere se stesso. E in questo sta la complessità."

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