Giuseppe Capogrossi (1900-1972)
Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's… Read more DUE OPERE DA UN'IMPORTANTE COLLEZIONE EUROPEA (LOTTI 2 e 10)
Giuseppe Capogrossi (1900-1972)

Superficie 668

Details
Giuseppe Capogrossi (1900-1972)
Superficie 668
firmato e datato Capogrossi 68-69 (in basso a destra); titolo e data "Superficie 668" 1968-69 (sul retro)
olio su tela
cm 162x130
Eseguito nel 1968-69
Provenance
Collezione privata, Roma
Literature
G. Capogrossi, Seconda parte del catalogo delle opere di Capogrossi 1967-1972, Milano 1974, p.31, n. 108 (illustrato)
Special notice

Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's Resale Right Regulations 2006 apply to this lot, the buyer agrees to pay us an amount equal to the resale royalty provided for in those Regulations, and we undertake to the buyer to pay such amount to the artist's collection agent.

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Lot Essay

Per Giuseppe Capogrossi l'astrazione non è un approdo casuale, ma la conclusione di un lungo percorso. La scoperta della pittura avviene già durante l'infanzia vedendo, secondo quello che riporta Argan, i segni dei bambini ospiti in un istituto per ciechi, che gli rivelano che l'arte può essere espressione dell'universo interiore senza dover necessariamente dipendere dalla realtà. Capogrossi viene però indirizzato per tradizione familiare agli studi di diritto. Una volta terminati, l'artista si dedica sempre più alla pittura entrando a far parte di quella Scuola Romana che, negli anni tra le guerre, rinnova la figurazione italiana. È solo in età avanzata -nel 1949 l'artista ha quasi 50 anni- che finalmente Capogrossi trova la via dell'astrazione, imboccata con la volontà di non tornare più indietro.
La prima mostra di opere dipinte con le caratteristiche 'forchettine', presentata da Corrado Cagli, si tiene nel 1950 alla Galleria del Secolo, ed è accolta da unanimi stroncature. Lentamente però Capogrossi conquista il sostegno della critica più avanzata. Si riconosce infatti che la sua pittura dimostra uno degli assunti centrali dell'arte astratta del dopoguerra: qualunque elemento, scelto aribitrariamente (come anche il taglio di Fontana, le pieghe del caolino per Manzoni...) può essere composto, variato, ripetuto, dinamizzato per ottenere dei risultati sempre nuovi e di valore estetico diverso.
Anche la parola e la scrittura si appoggiano sugli alfabeti: migliaia ne esistono e altri ancora si possono immaginare; a ognuno di essi corrispondono una o molte lingue, ciascuna con le sue differenti produzioni. Una volta che l'alfabeto sia stabilito, i significati dipendono dall'organizzazione e dal rapporto delle parti tra loro. Se il segno può quindi essere scelto arbitrariamente, non può invece esserlo il modo in cui questo segno viene utilizzato: accostamenti, variazioni, rapporto col contesto. In una frase o in un testo non tutte le combinazioni sono ugualmente valide: alcune sono prive di senso, altre povere di contenuto, altre sintesi insuperabili di pensiero. Allo stesso modo in un dipinto la modalità compositiva che lo regge è fondamentale, e in questa si rivela la capacità di artisti come Capogrossi, capaci di scegliere formule che si rivelano sempre efficaci. In questo quadro di imponenti dimensioni, l'impaginazione è dominata da due grandi forchette bianche, una nella metà superiore e un'altra nella metà inferiore, le quali inquadrano altri segni di dimensioni minori. La gamma cromatica è potente e ridotta al bianco, al nero e a un rosso squillante.

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