search

Global notice COVID-19 Important notice
Lucio Fontana (1899-1968)
Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's… Read more DA IMPORTANTI COLLEZIONISTI PRIVATI MILANESI / PROPERTY FROM IMPORTANT PRIVATE COLLECTORS, MILAN
Lucio Fontana (1899-1968)

[Concetto spaziale]

Details
Lucio Fontana (1899-1968)
[Concetto spaziale]
firmata e datata l. fontana '54 (in basso a sinistra)
terracotta dipinta
cm 30x40
Realizzata nel 1954
Provenance
Collezione M. Tapié, Torino
Studio Casoli, Milano
Collezione privata, Milano
Londra, asta Christie's, 24 ottobre 2005, lotto 20
ivi acquisito dall'attuale proprietario
Literature
E. Crispolti, Lucio Fontana. Catalogo ragionato di sculture, dipinti, ambientazioni, Milano 2006, vol. I, p. 307, n. 54 SC 11 (illustrata)
Exhibited
Bologna, Galleria Comunale d'Arte Moderna, Lucio Fontana. La scultura in ceramica, 1991, cat., p. 29 (illustrato)
Milano, Galleria Borgogna, Lucio Fontana, 1991, cat., pp. 32-33, n. 7 (illustrato)
Special notice

Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's Resale Right Regulations 2006 apply to this lot, the buyer agrees to pay us an amount equal to the resale royalty provided for in those Regulations, and we undertake to the buyer to pay such amount to the artist's collection agent.
Post lot text
'SPATIAL CONCEPT'; SIGNED AND DATED LOWER LEFT; PAINTED TERRACOTTA

L'opera non richiede Attestato di Libera Circolazione al fine della sua esportazione.
This work does not require an export license.

Brought to you by

Renato Pennisi
Renato Pennisi

Lot Essay

“Gli artisti anticipano le imprese scientifiche; le imprese scientifiche provocano sempre delle imprese artistiche“

“Artists pre-empt scientific endeavors; and scientific ventures always provoke artistic endeavors”
LUCIO FONTANA


In passato parte della collezione di Michel Tapié – influente critico francese e teorico del tachisme e dell’arte informale, che codificò una peculiare tendenza europea di astrazione lirica nei primi anni Cinquanta –, l’opera [Concetto spaziale] (1954) è un primo esempio in terracotta dei buchi realizzati dall’artista. Un'ampia superficie dipinta di nero è costellata da fori che Fontana realizzò nell'argilla prima della cottura dell’opera. Lunghe linee parallele forate attraversano il centro dell’opera come fossero scie di meteoriti, mentre i buchi più grandi sono incorniciati da aloni di pigmento bianco, quasi fossero esplosioni stellari in un cielo nero. L'artista ha circondato la composizione con una linea incisa, come in un movimento di orbita planetaria. Riunendo pittura, scultura e la "quarta dimensione" dello spazio oltre la superficie dell’opera, Fontana approfondisce attraverso la sua pratica artistica scultorea le esplorazioni spazialiste inerenti la presenza dell'uomo nell'universo. La presenza cosmica ed enigmatica è accentuata dall’uso del nero, che assorbe la luce. Si tratta di una materia solida, ma rivestita dal non colore dell'abisso.

Fontana era figlio di uno scultore, ed era cresciuto circondato dall'opera del padre. Inizialmente si interessò all’espressione artistica attraverso forme tridimensionali, tanto da trascorrere la primavera del 1936 ad Albisola, una piccola città della costa ligure che aveva attratto numerosi artisti futuristi interessati alla produzione ceramica. Lavorò inoltre tale materiale anche in Francia presso le Manifatture Sèvres, e più tardi nel suo paese natale, l'Argentina, prima di tornare in Italia nel 1947. Modellava ininterrottamente, e con gran velocità, creature marine e figure barocche, godendosi il momento della fusione di pigmento e superficie nella realizzazione dello smalto. Opere come [Concetto spaziale] – da attribuire al periodo dei suoi buchi, e a prima dei primi tagli del 1958 - trasportano questa immediatezza plastica e gestuale all'epoca dello spazialismo, nella quale i confini tra opere pittoriche e scultoree non avevano più alcuna rilevanza per Fontana. “Viviamo nell’epoca della fisica e della tecnologia”, dichiaravano nel 1946 l’artista e il suo gruppo di studenti radicale nel Manifesto Blanco. “Il cartone dipinto e il gesso non hanno più ragione di esistere” (Manifesto Blanco, Buenos Aires 1946, in E. Crispolti et al. (a cura di), Lucio Fontana, Milano 1998, p. 115). Creare uno spettacolo ardito e coraggioso di luce stellare e spazi immensi attraverso un mezzo prettamente terrestre, diviene una realizzazione straordinaria di questa affermazione.


Previously in the collection of Michel Tapié – the influential French critic and theorist of tachisme and art informel, who codified a distinctly European trend of lyrical abstraction in the early 1950s – Lucio Fontana’s [Concetto spaziale] (1954) is an early terracotta example of the artist’s buchi (‘holes’). A broad, black-painted expanse is strung with perforations, which Fontana punched into the clay before it was fired; several long, parallel punctured lines streak through the centre like the trails of meteorites, while larger holes are splashed with haloes of white pigment, like starbursts against a dark sky. The artist has scored round the composition with an incised line, circling it in a motion of planetary orbit. Bringing together painting, sculpture and the ‘fourth dimension’ of space beyond the picture plane, the work sees Fontana furthering his Spatialist explorations of man’s presence in the universe via the sculptural roots of his practice. The work’s enigmatic cosmic presence is heightened by its blackness, which absorbs light – it is a solid material object, but cloaked in the non-colour of the abyss.

Fontana was the son of a sculptor, and had grown up surrounded by his father’s work. Early on he took an interest in working in three-dimensional forms, spending the spring of 1936 at Albisola, a small city on the Ligurian coast that had attracted a number of Futurist artists interested in ceramic production; he also worked in the medium at the Manufactures Sèvres in France, and later in his birth country of Argentina, before his return to Italy in 1947. He would restlessly model sea creatures and Baroque figures at high speed, enjoying the instantaneous fusion of pigment and surface when the glaze was fired. Works like [Concetto spaziale] – which dates from the early years of his buchi, and from before his first tagli (‘slashes’) of 1958 – take this plastic gestural immediacy to the era of Spatialism, where, for Fontana, the boundaries between painting and sculpture no longer had any relevance. ‘We live in the age of physics and technology,’ the artist and his group of radical students had declared in the Manifesto Blanco of 1946. ‘Painted cardboard and erected plaster no longer have any reason to exist’ (Manifesto Blanco, Buenos Aires 1946, in E. Crispolti et al. (eds.), Lucio Fontana, Milan 1998, p. 115). Creating a bold, galactic spectacle of starlight and vast space through a distinctly earthbound medium, [Concetto spaziale] is a sublime realisation of this statement.

More from Thinking Italian Milan

View All
View All