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Lucio Fontana (1899-1968)
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Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's Resale Right Regulations 2006 apply to this lot, the buyer agrees to pay us an amount equal to the resale royalty provided for in those Regulations, and we undertake to the buyer to pay such amount to the artist's collection agent.
Lucio Fontana (1899-1968)

Concetto spaziale, [Teatrino]

Details
Lucio Fontana (1899-1968) Concetto spaziale, [Teatrino] firma, titolo e iscrizione l. Fontana “Concetto spaziale” Mare tranquillo (sul retro) idropittura su tela e legno laccato cm 89x61 Eseguito nel 1965-66
Provenance
Collezione privata, Pino Torinese
Milano, asta Finarte, 19 marzo 1996, lotto 83
ivi acquisito dalla famiglia dell'attuale proprietario
Literature
E. Crispolti, Lucio Fontana. Catalogo ragionato di sculture, dipinti, ambientazioni, Milano 2006, vol. II, p. 806, n. 65-66 TE 23 (illustrato)
Exhibited
Torino, Galleria Gissi, Il mare, 1966, cat. (illustrato, con titolo e data Concetto spaziale: Mare tranquillo 1966)
Special Notice

Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's Resale Right Regulations 2006 apply to this lot, the buyer agrees to pay us an amount equal to the resale royalty provided for in those Regulations, and we undertake to the buyer to pay such amount to the artist's collection agent.
Post Lot Text
'SPATIAL CONCEPT, [SMALL THEATER]'; SIGNED, TITLED AND INSCRIBED ON THE REVERSE; WATERPAINT ON CANVAS AND LACQUERED WOOD

L'opera non richiede Attestato di Libera Circolazione al fine della sua esportazione.
This work does not require an export license.

Brought to you by

Renato Pennisi
Renato Pennisi International Specialist, Director

Lot Essay

“…questa linea di buchi indica il viaggio dell’uomo nello spazio, si tratta delle forme degli abitanti di altri mondi. Io non mi pongo nella posizione di un artista, ma piuttosto di uno studioso, di un ricercatore che si chiude nel mondo”

"… this line of holes indicates man’s journey in space, these are the forms of the inhabitants of other worlds. I place myself in the position not of an artist, but almost of a scholar, of a researcher who closes himself in the world"
LUCIO FONTANA


Un’elegante visione in nero e blu cobalto, Concetto spaziale, [Teatrino] (1965-1966) è un esempio rilevante della serie dei Teatrini che catturarono l’attenzione di Lucio Fontana alla metà degli anni Sessanta. La cornice sagomata e laccata di nero è parte integrante dell’opera, e circonda una tela di un blu intenso forata da una costellazione incrociata di buchi, tratto caratteristico dell’artista. Una forma simile a quella di una nuvola scorre sul bordo superiore della cornice, mentre elementi organici e arborei si estendono in corrispondenza della base, dando l'impressione di un paesaggio notturno. Nei Teatrini, Fontana ha esplorato le sue teorie sullo spazio in una nuova modalità che gli stesso definì "spazialismo realistico". Assimilabili a palcoscenici teatrali articolati accuratamente, come suggerisce lo stesso titolo, i piani sfalsati di queste costruzioni creano una profondità pittorica tangibile. Nel presente lavoro, la silhouette drammatica della cornice accentua il senso di un orizzonte scenico. Se le quattro traiettorie paraboliche dei buchi sembrano implicare un movimento ascensionale, verso il cielo, dalla terra allo spazio, il blu della tela richiama il famoso pigmento "IKB" di Yves Klein, amico di Fontana, che, proprio attraverso il colore, cercava di giungere a uno stato di smaterializzazione dell'infinito.

Creati mentre Fontana era intento a lavorare sui buchi, i tagli e gli olii, e mentre portava a conclusione l’acclamato ciclo delle Fine di Dio, i Teatrini testimoniano l’interesse crescente dell’artista per il ludico e il figurativo. Sono inoltre collegati alle sue prime installazioni performative, gli Ambienti spaziali, stanze e strettoie site-specific in cui manipolava la luce e la prospettiva per creare esperienze immersive nello spazio reale. Era naturale, infatti, che i Teatrini stessi dessero vita a scenografie per un balletto alla Scala di Milano, che l’artista completò nel 1966. Sempre desideroso di ampliare i confini della propria produzione artistica, Fontana ha cercato di riflettere nei suoi Teatrini l'estetica idealizzata e industriale del Pop, avvalendosi dell'aiuto di maestri falegnami per modellare le lucide cornici laccate basate sui suoi disegni. Vedeva la squisita finitura di questi involucri come uno strumento per invogliare lo spettatore a meditare sulla sua pratica profondamente concettuale. In effetti, in questo lavoro, siamo attratti dalla fisicità aggraziata dell'opera e al tempo stesso siamo invitati a guardare oltre i limiti del primo piano, della superficie e dell’orizzonte del quadro a favore di uno spazio profondo. Il contorno della cornice nera mette in luce la profondità dello squarcio operato da Fontana nella tela – i buchi, che incarnano la prima affermazione delle sue idee spazialiste – innalzandoci in un blu sconfinato, e relegando l'esistenza terrena a un livello molto più basso.


An elegant vision in black and cobalt blue, Concetto spaziale, [Teatrino] (1965-1966) is a striking example of the Teatrini (‘little theatres’) that captivated Lucio Fontana in the mid-1960s. A shaped, lacquered black frame forms an integral part of the work, surrounding a bold blue canvas that is punctured with a criss-crossed constellation of Fontana’s signature buchi (‘holes’). A cloud-like shape drifts at the frame’s upper edge, while organic, arboreal growths extend from the base, creating the impression of a nocturnal landscape. In the Teatrini, Fontana explored his Spatialist theories in a new manner that he defined as ‘realistic Spatialism’. Resembling carefully-orchestrated theatre stages, as their title suggests, these constructions’ staggered planes create a tangible pictorial depth. In the present work, the frame’s dramatic silhouette emphasises the sense of a stage-set horizon. The four parabolic trajectories of the buchi seem to imply soaring, skyward motion from ground to space, while the canvas’s blue echoes the famous ‘IKB’ pigment of Fontana’s friend Yves Klein, who sought a state of dematerialised infinity through colour.

Created while Fontana was still working on his buchitagli and olii and finishing his acclaimed cycle of Fine di Dio, the Teatrini display Fontana’s ongoing interest in the playful and the figurative. They are also connected to his early performative installations, the Ambienti spaziali – walk-in, site-specific rooms and passages in which he manipulated light and perspective to create immersive experiences of real space. Indeed, it was only natural that the Teatrini would themselves give rise to full-scale set designs for a ballet at La Scala, Milan, which Fontana completed in 1966. Ever eager to push the boundaries of his art, Fontana sought to reflect the idealised, industrial aesthetic of Pop in his Teatrini, and enlisted the assistance of master woodworkers to fashion the slick, lacquered frames based on his drawings. He saw the exquisite finish of these casings as a means of enticing viewers to meditate on his deeply conceptual practice. Indeed, in the present work, while we are drawn in by the work’s graceful physicality, we are ultimately invited to gaze beyond the limitations of foreground, picture plane and horizon into deep space. The earthbound outline of the black frame accentuates the vastness of Fontana’s momentous breach of the canvas – the buchi, which embody the first breakthrough in his Spatialist ideas – soaring into boundless blue, with terrestrial existence dwarfed far below.

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