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PASCOLI, Giovanni (1855-1912). Quattro interessanti lettere firmate, due delle quali interamente autografe. È il Pascoli professore, patrocinatore della cultura italiana all'estero (anzi, della nostra Italia povera e santa, come enfaticamente si esprime il futuro autore della Grande proletaria s'è mossa all'explicit di una delle missive), che parla; un lato meno celebrato di altri, nella sua sfaccettata personalità, ma non meno interessante. Le quattro lettere (una di tre, una di due, le altre di una pagina 8°), sono comprese tra il 1906 e il 1909 e sono tutte indirizzate allo scrittore fiorentino Fernando AGNOLETTI (1875-1933), di lì a poco protagonista della ventura delle riviste d'avanguardia (La Voce, Lacerba) e in seguito personaggio di un certo spicco nella cultura del Ventennio, ma in quegli anni al lavoro come italianista a Oxford. Si parla di concorsi, di opere erudite da porre al vaglio di commissioni occhiute e alle giurie di premi specializzati, di una lettera di presentazione che Agnoletti chiede a Pascoli appunto in qualità di gran cattedratico dell'Università di Bologna... (Io sono prontissimo a dichiarare pubblicamente la stima che ho per lei, che è quel che ho per pochi ormai. Ella sa parlare, scrivere, insegnare la nostra lingua nel modo che io vorrei e non so. Ma mi dica come devo concepire e stendere la mia dichiarazione e a chi indirizzarla. Sarebbe una fortuna per noi e per la nostra Italia, se avessimo a Oxford un tale interprete e campione (così nella lettera Bol. 10 luglio 1909). Pascoli poi ha parole di elogio per la rivista "La Riscossa Latina", rivista tutta in italiano diretta da Agnoletti a Glasgow (un numero, quello del 2 febbraio 1909, è unito alle lettere). Di grande interesse la lettera Bologna 28 maggio 1907, nella quale Pascoli si sofferma sui titoli di un altro grande scrittore-professore, Arturo Graf ("Le leggende nella Letteratura Italiana del Medioevo" e "Il Paradiso terrestre di Dante"). Non manca infine, scrivendo a un nazionalista della più bell'acqua com'è evidentemente l'esule Agnoletti, il sempre confuso e velleitario registro "politico" di Zvanì, qui improvvisato geopolitico: Qua i fatti di Vienna e di Graz ci addolorano profondamente. E il disprezzo dichiarato e ostentato su pei giornali austriaci e tedeschi per la nostra cultura e per le nostre università dovrebbe insegnarci a far senno, a non diffamarci tra noi, a non negarci mutuamente ogni rispetto!. Ma in clausola Pascoli, e non poteva essere diversamente, si riconsegna alla dimensione del ripiegamento che più gli è congeniale: Quest'anno voglio fare il breve e decisivo libretto Dantesco che lei sa. Ma sono un po' sfiduciato. (4)

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PASCOLI, Giovanni (1855-1912). Quattro interessanti lettere firmate, due delle quali interamente autografe. È il Pascoli professore, patrocinatore della cultura italiana all'estero (anzi, della nostra Italia povera e santa, come enfaticamente si esprime il futuro autore della Grande proletaria s'è mossa all'explicit di una delle missive), che parla; un lato meno celebrato di altri, nella sua sfaccettata personalità, ma non meno interessante. Le quattro lettere (una di tre, una di due, le altre di una pagina 8°), sono comprese tra il 1906 e il 1909 e sono tutte indirizzate allo scrittore fiorentino Fernando AGNOLETTI (1875-1933), di lì a poco protagonista della ventura delle riviste d'avanguardia (La Voce, Lacerba) e in seguito personaggio di un certo spicco nella cultura del Ventennio, ma in quegli anni al lavoro come italianista a Oxford. Si parla di concorsi, di opere erudite da porre al vaglio di commissioni occhiute e alle giurie di premi specializzati, di una lettera di presentazione che Agnoletti chiede a Pascoli appunto in qualità di gran cattedratico dell'Università di Bologna... (Io sono prontissimo a dichiarare pubblicamente la stima che ho per lei, che è quel che ho per pochi ormai. Ella sa parlare, scrivere, insegnare la nostra lingua nel modo che io vorrei e non so. Ma mi dica come devo concepire e stendere la mia dichiarazione e a chi indirizzarla. Sarebbe una fortuna per noi e per la nostra Italia, se avessimo a Oxford un tale interprete e campione (così nella lettera Bol. 10 luglio 1909). Pascoli poi ha parole di elogio per la rivista "La Riscossa Latina", rivista tutta in italiano diretta da Agnoletti a Glasgow (un numero, quello del 2 febbraio 1909, è unito alle lettere). Di grande interesse la lettera Bologna 28 maggio 1907, nella quale Pascoli si sofferma sui titoli di un altro grande scrittore-professore, Arturo Graf ("Le leggende nella Letteratura Italiana del Medioevo" e "Il Paradiso terrestre di Dante"). Non manca infine, scrivendo a un nazionalista della più bell'acqua com'è evidentemente l'esule Agnoletti, il sempre confuso e velleitario registro "politico" di Zvanì, qui improvvisato geopolitico: Qua i fatti di Vienna e di Graz ci addolorano profondamente. E il disprezzo dichiarato e ostentato su pei giornali austriaci e tedeschi per la nostra cultura e per le nostre università dovrebbe insegnarci a far senno, a non diffamarci tra noi, a non negarci mutuamente ogni rispetto!. Ma in clausola Pascoli, e non poteva essere diversamente, si riconsegna alla dimensione del ripiegamento che più gli è congeniale: Quest'anno voglio fare il breve e decisivo libretto Dantesco che lei sa. Ma sono un po' sfiduciato. (4)
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