quattro pagine 8o picc. del 5 giugno 1885, che narra di un momento cruciale della vita culturale della Ville Lumière: i funerali di Victor Hugo ("Ero alla campagna, sono ritornato per vedere i funerali di Victor Hugo che sono stati veramente imponenti, non credo che ci sia un'altra città al mondo che sappia fare delle dimostrazioni così sentite specialmente quando si tratta di grandi uomini"). Non manca neppure, all'inizio, un pizzico di bohème, anche se da subito lenita da agevolezze non comuni (3 Gennaio 89): "ti avverto che io abito molto lontano dal centro ma non molto distante dall'Esposizione e i mezzi per andare sono dei più facili e più agevoli [...] mi pare che tu mi parli di vino, cosa vuoi che ne faccia del tuo vino? Il tuo vino di venti a trenta soldi costerebbe solo di entrata qui più del doppio! Grazie a Dio non abbiamo bisogno di queste miserie, e quando sarai qui ti farò bere del vino che non avrai mai bevuto in vita tua". Il rapporto con Alaide Banti è però senz'altro il nucleo emotivo più importante di questo archivio: si tratta di un amore non corrisposto di Boldini; e, come tale, a lei l'artista si rivolge - inizialmente in toni amari e recriminatori (18.10.1892: "E ora, signora Alaide, è contenta? è contenta di avermi lasciato partire con la solita sua indifferenza. À avuto ancora questo suo strano piacere! Lei può vantarsi almeno d'avermi fatto soffrire se sapesse che notte o passato, una disperazione di venti anni! S'invecchia ma il cuore rimane lo stesso - Lei può dire che la mia passione non fu mai ma in ogni caso vidi buona parte del mondo ma niente mi ha fatto dimenticare - Se sono stato tanti anni lontano non è stato certo per mia volontà - Addio dunque [...] Addio Addio a tutto"). Più avanti, il rapporto fra i due è ormai svelenito e amichevole: all'antico amore l'artista si rivolge, pavone, per riferire dei suoi strabilianti successi, la sua non sempre esattamente elegante crapula (per esempio da Roma, 17 aprile 13: "qui ho trovato tanta e tanta accoglienza [...] sto bene e sono ancora ingrassato una vera bolla, una botte"), ma anche i problemi più tipici di un artista di successo (la lotta con i falsi, le riproduzioni fotografiche che non gli fanno giustizia, ecc. (da Parigi, 15 Mai 1913: "Dimmi ti prego il nome del giornale più importante di Firenze dandomi l'indirizzo perché manderò una dichiarazione dicendo che tutti o quasi tutti i quadri miei alla vendita Battistelli erano falsi compreso il catalogo con quel cosidetto ritratto mio!"). Dopo la parentesi della guerra, nelle lettere del Boldini ormai anziano c'è un tema ricorrente, anzi ossessivo: il pericolo costituito dal Bolscevismo e, poi, le speranze nei confronti del movimento Fascista. Un'altra costante, il rimpianto per la Belle époque, della quale sa di essere fra i protagonisti autentici (18 Aprile 1921: "I bei tempi passati anch'io ci penso spesso ma vedrai che fra 50 o 60 anni tutto si rimetterà in ordine ma diversamente di te credo che il bolscevismo resterà! Fino a tanto che tutti saranno uguali in fortuna nessuno più lavorerà e così a poco a poco il mondo finirà e diventerà come la Luna!"; il giorno dopo: "Dunque questa povera Italia è sempre flagellata, volevano far saltare in aria la mia cara città Ferrara. Oggi ho ricevuto Fortuny che abita [a] Venezia, mi a raccontato delle atrocità degne dei Russi. E Giolitti, il Re lasciano fare? Quali sono i piani di Giolitti? Vorrebbe rimettere il potere dei Papi? I preti distruggerebbero il mondo per ritornare al potere!! Povera Italia (nave senza nocchier in gran tempesta diceva Dante) Addio"; 4 Dicembre 1923 "Qui vi sono degli ingenui Italiani che vorrebbero che andassi a Roma a fare il ritratto di Mussolini. Mussolini per gli Dei l'ammiro e ne sono entusiasta, ma per farlo in pittura non ne sento la necessità"; lo stesso giorno: "il mio pensiero sarà di venire a vederti in Italia la bella la fascista la nuova Italia. Adesso che sono vecchio sento più che mai la voglia di respirare l'aria della Patria"; 16 Aprile 1924: "la stagione è infame dopo un freddo d'inverno adesso piogge continue. In Italia si sta meglio? Mussolini a cui tutto riesce potrebbe fare e comandare il bel tempo, gli elementi gli ubbedirebbero"; 12 Juin 1926: "In Italia almeno avete un omo che governa, qui come in Inghilterra, bolscevichi!", ecc. ecc. Boldini, lo ricordano tutti, era un formidabile battutista, e la sua casa parigina finì per divenire, negli ultimi anni, un salotto assai frequentato. Il suo non è un declino malinconico, insomma; anche se la vecchiaia la sente, eccome, e successi e guadagni iperbolici può ora considerarli con un certo distacco (4 Febbraio 1921: "Domani scriverò al mio pazzo Americano [...] ha la mania di voler tutto comprare se potesse comprare Parigi sarebbe tutto gioja! e un affare mai visto al mondo adesso sta a New York. Ultimamente mi scrisse di andare a New York per fare tre ritratti di bellissime divine Americane per 20milla dolari [sic] ognuno con il cambio farebbero quasi un milione! solo per incominciare, ma che ne farei 50 e più. Figurati quanti danari. Per farne cosa? quando si è vecchi (così è il destino) mi diceva Verdi - Eppoi ho la vista stanca dal troppo lavoro e adesso ho spesso male alle gengive, reumatismi!"). Il vecchio Boldini non manca, ogni tanto, di invitare nuovamente l'antico amore a seguirlo a Parigi: com'è ovvio, senza successo. Le dipinge una Ville ancora più Lumière di una volta, pressoché monda degli odiati bolscevichi, accogliente e mondana: ma non c'è niente da fare (14 Agosto 1923: "Ricevo in questo momento le tue due fotografie, sei sempre desiderabile e bella, un po' troppo seria, intimidisci, spero che mi riceverai con il sorriso tuo abituale grazioso amabile... Sei sempre intatta, per chi ti riservi? per domine Dio? Egli è più vecchio di me e son sicuro che preferisce le porte spalancate!") Bel ritratto in piedi di un grande protagonista. (82) " /> BOLDINI, Giovanni (1842-1931). Personaggio emblematico di un'intera epoca del gusto, il pittore ferrarese, forse l'artista europeo più alla moda nell'ultimo scorcio del XIX secolo, è stato probabilmente anche il più calunniato della nostra storia dell'arte. Sensibile interprete, certo, dei valori e delle richieste del mercato del suo tempo; ma, del pari, sempre attento (e talora acuto) interprete del mondo psicologico che a quella dorata superficie mondana era sotteso. In ogni caso, comunque lo si voglia giudicare, un protagonista di assoluto spicco in quell'autentica metropoli della modernità che era la Parigi degli anni Ottanta e Novanta. Questo ampio gruppo di documenti boldiniani consente di tratteggiare un ritratto dell'uomo assai ravvicinato, oltre che sfaccettato: si tratta di settanta lettere autografe firmate, quasi tutte di consistente ampiezza e quasi tutte comprendenti anche la busta originale con indirizzo autografo, per lo più risalenti agli ultimi anni del pittore (senza dubbio i meno conosciuti e studiati), in particolare al periodo 1921-1926. Le decine di lettere di questo periodo sono tutte indirizzate ad Alaide Banti, mentre le precedenti sono per lo più dirette alla madre Leopolda Banti. Alle settanta lettere si aggiungono diversi altri cimeli boldiniani (lettere di conoscenti, cartoline d'epoca riproducenti sue opere, ecc.), fra i quali spiccano senz'altro una decina di frammenti cartacei con schizzi a matita (o, più raramente, a china) di pugno dell'artista (scene di campagna, composizioni floreali, ecc.). Il gruppo delle lettere si apre tuttavia con un piccolo ma compatto nucleo di lettere del periodo "eroico" (1885-1892), che restituiscono magnificamente l'entusiasmo del provinciale che si trova a stretto contatto con le realtà culturali parigine e ne trasmette le impressioni alle amiche fiorentine: emblematica la prima lettera del gruppo, <I>quattro pagine 8o picc.</I> del 5 giugno 1885, che narra di un momento cruciale della vita culturale della Ville Lumière: i funerali di Victor Hugo ("Ero alla campagna, sono ritornato per vedere i funerali di Victor Hugo che sono stati veramente imponenti, non credo che ci sia un'altra città al mondo che sappia fare delle dimostrazioni così sentite specialmente quando si tratta di grandi uomini"). Non manca neppure, all'inizio, un pizzico di bohème, anche se da subito lenita da agevolezze non comuni (<I>3 Gennaio 89</I>): "ti avverto che io abito molto lontano dal centro ma non molto distante dall'Esposizione e i mezzi per andare sono dei più facili e più agevoli [...] mi pare che tu mi parli di vino, cosa vuoi che ne faccia del tuo vino? Il tuo vino di venti a trenta soldi costerebbe solo di entrata qui più del doppio! Grazie a Dio non abbiamo bisogno di queste miserie, e quando sarai qui ti farò bere del vino che non avrai mai bevuto in vita tua". Il rapporto con Alaide Banti è però senz'altro il nucleo emotivo più importante di questo archivio: si tratta di un amore non corrisposto di Boldini; e, come tale, a lei l'artista si rivolge - inizialmente in toni amari e recriminatori (18.10.1892: "E ora, signora Alaide, è contenta? è contenta di avermi lasciato partire con la solita sua indifferenza. À avuto ancora questo suo strano piacere! Lei può vantarsi almeno d'avermi fatto soffrire se sapesse che notte o passato, una disperazione di venti anni! S'invecchia ma il cuore rimane lo stesso - Lei può dire che la mia passione non fu mai ma in ogni caso vidi buona parte del mondo ma niente mi ha fatto dimenticare - Se sono stato tanti anni lontano non è stato certo per mia volontà - Addio dunque [...] Addio Addio a tutto"). Più avanti, il rapporto fra i due è ormai svelenito e amichevole: all'antico amore l'artista si rivolge, pavone, per riferire dei suoi strabilianti successi, la sua non sempre esattamente elegante crapula (per esempio da Roma, <I>17 aprile 13</I>: "qui ho trovato tanta e tanta accoglienza [...] sto bene e sono ancora ingrassato una vera bolla, una botte"), ma anche i problemi più tipici di un artista di successo (la lotta con i falsi, le riproduzioni fotografiche che non gli fanno giustizia, ecc. (da Parigi, <I>15 Mai 1913</I>: "Dimmi ti prego il nome del giornale più importante di Firenze dandomi l'indirizzo perché manderò una dichiarazione dicendo che tutti o quasi tutti i quadri miei alla vendita Battistelli erano falsi compreso il catalogo con quel cosidetto ritratto mio!"). Dopo la parentesi della guerra, nelle lettere del Boldini ormai anziano c'è un tema ricorrente, anzi ossessivo: il pericolo costituito dal Bolscevismo e, poi, le speranze nei confronti del movimento Fascista. Un'altra costante, il rimpianto per la <I>Belle époque</I>, della quale sa di essere fra i protagonisti autentici (<I>18 Aprile 1921</I>: "I bei tempi passati anch'io ci penso spesso ma vedrai che fra <I>50</I> o <I>60</I> anni tutto si rimetterà in ordine ma diversamente di te credo che il bolscevismo resterà! Fino a tanto che tutti saranno uguali in fortuna nessuno più lavorerà e così a poco a poco il mondo finirà e diventerà come la Luna!"; il giorno dopo: "Dunque questa povera Italia è sempre flagellata, volevano far saltare in aria la mia cara città Ferrara. Oggi ho ricevuto Fortuny che abita [a] Venezia, mi a raccontato delle atrocità degne dei Russi. E Giolitti, il Re lasciano fare? Quali sono i piani di Giolitti? Vorrebbe rimettere il potere dei Papi? I preti distruggerebbero il mondo per ritornare al potere!! Povera Italia (nave senza nocchier in gran tempesta diceva Dante) Addio"; <I>4 Dicembre 1923</I> "Qui vi sono degli ingenui Italiani che vorrebbero che andassi a Roma a fare il ritratto di Mussolini. Mussolini per gli Dei l'ammiro e ne sono entusiasta, ma per farlo in pittura non ne sento la necessità"; lo stesso giorno: "il mio pensiero sarà di venire a vederti in Italia la bella la fascista la nuova Italia. Adesso che sono vecchio sento più che mai la voglia di respirare l'aria della Patria"; <I>16 Aprile 1924</I>: "la stagione è infame dopo un freddo d'inverno adesso piogge continue. In Italia si sta meglio? <I>Mussolini</I> a cui tutto riesce potrebbe fare e comandare il bel tempo, gli elementi gli ubbedirebbero"; <I>12 Juin 1926</I>: "In Italia almeno avete un omo che governa, qui come in Inghilterra, bolscevichi!", ecc. ecc. Boldini, lo ricordano tutti, era un formidabile battutista, e la sua casa parigina finì per divenire, negli ultimi anni, un salotto assai frequentato. Il suo non è un declino malinconico, insomma; anche se la vecchiaia la sente, eccome, e successi e guadagni iperbolici può ora considerarli con un certo distacco (<I>4 Febbraio 1921</I>: "Domani scriverò al mio pazzo Americano [...] ha la mania di voler tutto comprare se potesse comprare Parigi sarebbe tutto gioja! e un affare mai visto al mondo adesso sta a New York. Ultimamente mi scrisse di andare a New York per fare tre ritratti di bellissime divine Americane per 20milla dolari [sic] ognuno con il cambio farebbero quasi un milione! solo per incominciare, ma che ne farei 50 e più. Figurati quanti danari. Per farne cosa? quando si è vecchi (così è il destino) mi diceva Verdi - Eppoi ho la vista stanca dal troppo lavoro e adesso ho spesso male alle gengive, reumatismi!"). Il vecchio Boldini non manca, ogni tanto, di invitare nuovamente l'antico amore a seguirlo a Parigi: com'è ovvio, senza successo. Le dipinge una <I>Ville</I> ancora più <I>Lumière</I> di una volta, pressoché monda degli odiati bolscevichi, accogliente e mondana: ma non c'è niente da fare (<I>14 Agosto 1923</I>: "Ricevo in questo momento le tue due fotografie, sei sempre desiderabile e bella, un po' troppo seria, intimidisci, spero che mi riceverai con il sorriso tuo abituale grazioso amabile... Sei sempre intatta, per chi ti riservi? per domine Dio? Egli è più vecchio di me e son sicuro che preferisce le porte <I>spalancate</I>!") Bel ritratto in piedi di un grande protagonista. (82) | Christie's