Pur troppo la Romagna è nuovamente il teatro di disordini prodotti dai grassatori; seguono informazioni sull'attività dei gendarmi inviati in provincia a reprimere il brigantaggio). In quella del 17 7bre 1855, invece, lamenta le condizioni tremende vissute dalla popolazione dello Stato Pontificio (mi convinco facilmente del danno che risente codesto Paese nelle circostanze presenti, sia pel commercio incagliato, sia per le malattie che aumentano li orfani e sconvolgono le famiglie col mietere vittime). Più spesso, è la tranquilla vita della Canonica di S. Agnese, con i suoi piccoli e grandi incidenti, oggetto dell'interesse papale (a es. nella lettera del 19. Aprile 55: Camera non grande, che contiene circa 130 persone che tutte piombano improvvisamente nel piano inferiore, in mezzo alle macerie, al legname, ai mattoni, alle pietre, pensa che niuno non solo resti estinto, ma nemmeno riporti una frattura, o una ferita grave, è veramente un solenne miracolo). L'ultima lettera cerca di incoraggiare il fratello, abbattuto per le malattie (Nulla di meglio, fratel mio, che volgere spesso il pensiero alla eternità la quale ci attende... Vi scrivo dunque per invitarvi al coraggio e a riacquistare quella ilarità che mentre giova a voi stesso, soncola tutti quelli che vi avvicinano. Ne esce insomma il ritratto di un protagonista della storia dalla grande umanità; un ritratto sfaccettato e di grande comunicativa. Allegata, l.a.f. del Papa quando era ancora il Card, Vescovo di Imola (27 7bre 1842), a ad Antonio Venturini, Priore della Confraternita del SS.mo Sacramento (Massalombarda). (7) " /> Pio IX - Bel gruppo di <I>Familiares</I> del Pontefice, sei lettere autografe firmate (<I>Pio PP. IX</I>), tutte indirizzate al fratello (il Conte Gabriele Mastai), tra il 1852 e il 1856. Sono lunghe lettere di grande interesse, in cui gli avvenimenti capitali del Risorgimento trovano una testimonianza (com'è ovvio) di grande rilievo, ma anche di grande confidenzialità. Nella lettera del <I>20. Agosto 1852</I>, a esempio, il Pontefice si sofferma sui "fatti di Romagna" di quell'anno, dopo quelli tristemente celebri di tre anni prima (<I>Pur troppo la Romagna è nuovamente il teatro di disordini prodotti dai grassatori</I>; seguono informazioni sull'attività dei <I>gendarmi</I> inviati in provincia a reprimere il brigantaggio). In quella del <I>17 7bre 1855</I>, invece, lamenta le condizioni tremende vissute dalla popolazione dello Stato Pontificio (<I>mi convinco facilmente del danno che risente codesto Paese nelle circostanze presenti, sia pel commercio incagliato, sia per le malattie che aumentano li orfani e sconvolgono le famiglie col mietere vittime</I>). Più spesso, è la tranquilla vita della <I>Canonica di S. Agnese</I>, con i suoi piccoli e grandi incidenti, oggetto dell'interesse papale (a es. nella lettera del <I>19. Aprile 55</I>: <I>Camera non grande, che contiene circa 130 persone che tutte piombano improvvisamente nel piano inferiore, in mezzo alle macerie, al legname, ai mattoni, alle pietre, pensa che niuno non solo resti estinto, ma nemmeno riporti una frattura, o una ferita grave, è veramente un solenne miracolo</I>). L'ultima lettera cerca di incoraggiare il fratello, abbattuto per le malattie (<I>Nulla di meglio, fratel mio, che volgere spesso il pensiero alla eternità la quale ci attende... Vi scrivo dunque per invitarvi al coraggio e a riacquistare quella ilarità che mentre giova a voi stesso, soncola tutti quelli che vi avvicinano</I>. Ne esce insomma il ritratto di un protagonista della storia dalla grande umanità; un ritratto sfaccettato e di grande comunicativa. Allegata, l.a.f. del Papa quando era ancora il <I>Card, Vescovo</I> di Imola (<I>27 7bre 1842</I>), a ad Antonio Venturini, Priore della Confraternita del SS.mo Sacramento (Massalombarda). (7) | Christie's