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Gaspare da Pesaro (attivo a Palermo e nella Sicilia orientale dal 1413 al 1461)
Gaspare da Pesaro (attivo a Palermo e nella Sicilia orientale dal 1413 al 1461)

Polittico: 1. Madonna in trono con il Bambino e quattro angeli, con Mosè e un altro profeta nei tondi alla sommità (Elia?) 2. San Paolo Apostolo, con l'Agnus Dei e l'aquila di San Giovanni Evangelista nei tondi alla sommità 3. San Giovanni Evangelista, con il leone di San Marco e l'Angelo di San Matteo nei tondi alla sommità 4. San Pietro Apostolo; San Paolo Apostolo, Sant'Antonio Abate; un Santo Vescovo (Agostino di Ippona?); e predella con quattro santi 5. San Giovanni Battista

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Gaspare da Pesaro (attivo a Palermo e nella Sicilia orientale dal 1413 al 1461)
Polittico:
1. Madonna in trono con il Bambino e quattro angeli, con Mosè e un altro profeta nei tondi alla sommità (Elia?)
2. San Paolo Apostolo, con l'Agnus Dei e l'aquila di San Giovanni Evangelista nei tondi alla sommità
3. San Giovanni Evangelista, con il leone di San Marco e l'Angelo di San Matteo nei tondi alla sommità
4. San Pietro Apostolo; San Paolo Apostolo, Sant'Antonio Abate; un Santo Vescovo (Agostino di Ippona?); e predella con quattro santi
5. San Giovanni Battista
tempera su tavola, a fondo oro
1. cm 115,4x71,5; 2. e 3. cm 121,5x36; 4. cm 122,3x36,5; 5. cm 35x17,8
Provenance
Termini Imerese (Palermo), Chiesa Matrice, fino alla secondo matà del secolo XIX.
Signora Angela Gallegra lo Faso, Termini Imerese, nel secolo XX, e da lei ai suoi attuali discendenti (Palermo).
Literature
G. Di Marzo, La pittura in Palermo nel Rinascimento, Palermo, 1899, p. 57.
A. Venturi, Storia dell'arte italiana, voll. VII-IV, Milano, 1915, p. 170 e sgg.
F. Meli, L'arte in Sicilia dal secolo XII fino al secolo XIX, Palermo, 1929, pp. 86 e sgg.
R. van Marle, The development of Italian School of Painting, vol. XV, The Hague, 1934, p. 406.
C. Trasselli, Sull'arte in Trapani nel '400, Trapani, 1948, pp. 12 e sgg.
R. Longhi, Frammento siciliano, in 'Paragone', n. 47, 1953, p. 15. S. Bottari, La pittura del Quattrocento in Sicilia, Messina-Firenze 1954, ppp. 24-25, tavv. 26-28.
G. Bresc Bautier, Gugliemo Pesaro (1430-1487), le peintre de la croix de Cefalù et du poliptique de Corleone?, in 'Mélanges de l'École francaise de Rome. Moyen Age', 36, 1974-75, pp. 213-237.
M. Andaloro, in X mostra di opere d'arte restaurate, catalogo, Palermo, 1977, pp. 44 sgg.
G. Bresc Bautier, Artistes patriciens et confréries. Production et consommation de l'oeuvre d'art à Palerme et en Sicilie Occidentale (1348-1460), Roma, 1979.
P. Santucci, La produzione figurativa in Sicilia dalla fine del XII secolo alla metà del XV, in Storia della Sicilia, vol. V, Napoli, 1981, p. 207.
F. Campagna Cicala, voce 'Gaspare da Pesaro', in: AA.VV., La pittura in Italia. Il Quattrocento, Milano, 1987, II, p. 633.

Lot Essay

Un primo profilo dell'attività di Gaspare da Pesaro è stato tracciato in epoca moderna da Stefano Bottari (1954). A dispetto del suo nome, che sembra indicare un'origine romagnola o marchigiana, le sole tracce dell'attività di Gaspare da Pesaro sono reperibili in Sicilia fra Trapani, Agrigento e Palermo. Dai documenti emersi si evince che sede dell'attività del pittore fu principalmente Palermo, "dove pure aveva acquistato, come risulta dal testamento, case e terre e dove almeno due dei suoi figli, Guglielmo e Benedetto, rimasero a continuare il suo mestiere" (cf. S. Bottari, La pittura del Quattrocento in Sicilia, Messina-Firenze, 1954, ppp. 24-25, tavv. 26-28). Gaspare da Palermo fu un esponente di punta del passaggio in Sicilia dal Gotico internazionale di tendenza catalana francese alle innovazioni prospettiche e compositive del tardo Gotico e del primo Rinascimento italiano. Ciò spiega come a Gaspare da Palermo si sia attribuito anche il famoso 'Trionfo della morte' a Palermo, Museo di Palazzo Abatellis, proveniente da Palazzo Sclafani [cf. G. Bresc Bautier, Artistes patriciens et confréries. Production et consommation de l'oeuvre d'art à Palerme et en Sicilie Occidentale (1348-1460), Roma, 1979]. La critica moderna considera Gaspare da Pesaro uno degli artisti di formazione e orientamento centro-italiani più vicini alle tendenze rappresentate dai Catalani attivi per la corte palermitana. Tra le rare opere ascrittegli (nessuna di quelle documentate sembra esserci giunta) è il trittico con la 'Madonna in trono con il Bambino e i Santi Giovanni Battista e Michele Arcangelo' a Termini Imerese, Chiesa della Madonna della Misericordia, datato 1453. A quest'opera sia il Di Marzo sia il Bottari (cf. qui la bibliografia) hanno accostato il polittico qui offerto, che quindi dovrebbe situarsi nella fase avanzata della produzione di Gaspare da Pesaro. Il Bottari (op. cit., pp. 24-25), ricordando che il presente polittico è "l'unica, tra quelle elencate dal Di Marzo, con molti numeri per essere creduta di Gaspare da Pesaro", rilevava altresì che esso "presenta [...] la legatura corrente dei polittici siciliani e marchigiani: nel centro era la 'Madonna con il Bambino' attorniata da quattro figure di angeli, due in adorazione e due in atto di esibire coppe dorate; negli scomparti laterali le figure di 'San Paolo' e di 'San Giovanni Evangelista'; nei pilastri laterali, accoppiate negli sguanci a triangolo, figure di Santi (restano gli apostoli Pietro e Paolo, S. Antonio Abate, S. Niccolò di Bari, il Battista); nella predella infine, lateralmente gli Apostoli (ne restano soltanto quattro) ed al centro verosimilmente una scena relativa o alla vita della Vergine o a quella del Cristo". [...] "quel che più colpisce è la vivace esperienza della più aggiornata pittura fiorentina (si parla del primo Masaccio) [...], tra Arcangelo di Cola da Camerino e il 'Maestro del Bambino Vispo'. Sta, a giustificare questi rapporti, la presentazione delle figure a mezza strada tra la severità iconica dei modelli arcaici, ribadita dai fondi aurei, e l'autonomia strutturale dei toscani, rinterzata dal chiaroscuro; ma soprattutto la semplificazione delle forme che, con l'attribuire alle figure un tono monumentale, riconferma l'incombenza di un grande modello. Se le figure laterali fanno, per questi aspetti, pensare a quelli di Paolo Schiavo o di un Francesco d'Antonio, la Madonna dello scomparto centrale, pur nel suo ritmo siglato e chiuso, richiama le forme diversamente libere di Arcangelo di Cola e, per il moto divergente della figura del Bambino - un tratto che avviva la composizione - anche quelle del 'Maestro del Bambino Vispo'. Con quest'ultimo maestro il parallelismo - s'intende sul piano delle congiunzioni stilistiche e non già del valore e del significato delle singole soluzioni - s'impone anche per un altro aspetto: per gli echi e le cadenze catalane che serpeggiano nei vari scomparti del polittico e in maniera particolare nelle figurette angeliche di quello mediano".

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