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Enrico Castellani (N. 1930)
Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's… Read more DA UN COLLEZIONISTA PRIVATO ITALIANOPROPERTY FROM A PRIVATE ITALIAN COLLECTOR
Enrico Castellani (N. 1930)

Superficie bianca 

Details
Enrico Castellani (N. 1930)
Superficie bianca 
firma, titolo e data - Enrico Castellani - Superficie bianca - 1987 - (sul retro)
acrilico su tela
cm 150x200
Eseguito nel 1987
Opera registrata presso l'Archivio della Fondazione Enrico Castellani, Milano, n. 87-025
Provenance
Galleria Niccoli, Parma
Kodama Gallery, Osaka
Ivi acquisito dall’attuale proprietario nel 2007 c.
Exhibited
Osaka, Kodama Gallery, Castellani, 1-30 giugno 1988, cat. (illustrato)
Special Notice

Artist's Resale Right ("Droit de Suite"). Artist's Resale Right Regulations 2006 apply to this lot, the buyer agrees to pay us an amount equal to the resale royalty provided for in those Regulations, and we undertake to the buyer to pay such amount to the artist's collection agent.
Post Lot Text
'SUPERFICIE BIANCA' (WHITE SURFACE); SIGNED, TITLED AND DATED ON THE REVERSE; ACRYLIC ON SHAPED CANVAS

Brought to you by

Renato Pennisi
Renato Pennisi

Lot Essay

Attraversato da flussi di luce ed ombra, Superficie bianca – realizzato nel 1987 - dimostra l’interesse di Castellani in una sperimentazione dinamica delle sue pionieristiche tele bianche. Se le prime opere di Castellani avevano proiettato luce ed ombra, e conferito un’autonomia strutturale alle tele tirate sopra un telaio intrammezzato da chassis di chiodi matematicamente equidistanti, in questo lavoro l’artista evade dall’ordine simmetrico di quei lavori, disponendo i suoi chiodi secondo linee diagonali formando spazi che si allargano e ristringono nel loro movimento sulla superficie della tela. Inoltre, la composizione è qui arricchita da un gioco di profondità: cambiando, seppur di poco, la lunghezza dei vari chiodi delle linee più esterne, Castellani produce leggere onde di movimento sulle parti laterali dell’opera; i riflessi di una luce che diventa cangiante nel riflettersi sulla superficie creano forme geometriche che si incastrano prima e dissolvono poi al cambiare del punto di vista.
Considerato il “padre del Minimalismo” da Donald Judd, le prime Superfici di Castellani avevano raggiunto una chiarezza architettonica e un’autonomia tale da esistere al di là della mano dell’artista, superando definitivamente quelle ultime tracce di figuratività nascoste sotto la potenza gestuale dell’Espressionismo Astratto e dell’Arte Informale degli anni Cinquanta; Castellani aveva inventato uno spazio vuoto e non colorato che andava considerato non come una finestra illusoria e referenziale, ma piuttosto come un oggetto in sè e per sè. ‘Il monocromo offre alla pittura l’ultima chance per distinguersi dalle altre arti”, scrive Castellani nel 1958, ‘la superficie che ha, di volta in volta, descritto, alluso, suggerito, che è stata teatro di idilli e drammi e vaniloqui, ora è muta.’ (E. Castellani, citato in Enrico Castellani, cat. mostra. Fondazione Prada, Milano, 2001, p.16). Con grande coerenza, Castellani si è misurato per tutta la sua carriera con le sue Superfici, seppur continuando gradualmente ed assiduamente a sperimentare ed evolvere il suo stile all’interno di questa serie; differentemente dagli anni Settanta, nei quali l’artista ha esplorato la natura della linea individuale nello spazio, con l’inizio degli anni Ottanta, Castellani ha iniziato a produrre lavori come quello qui presentato, celebri per la loro fluidità e le lievi irregolarità nella profondità delle protrusioni che creano campi visivi più dinamici. Le Superfici di Castellani sono diventate un linguaggio visivo perfettamente strutturato, e all’interno del quale confrontarsi. Quest’opera, in particolare, dimostra la totale precisione d’intenti che l’artista ha raggiunto come frutto del suo percorso.

Dating from 1987, Enrico Castellani’s Superficie Bianca demonstrates the artist experimenting with his signature white surfaces in dynamic fashion, as waves of light and shade seem to wash over the face of the work. Castellani’s earliest works introduced light, shade and a structural autonomy to the canvas by stretching it taut over mathematical, equidistant structures of nails; here however he eschews the totalised order and symmetry of those works, arranging his nails instead into diagonal vectors that form corridors of open space that gradually narrow and widen as they pass across the canvas. Castellani also plays with depth, subtly modifying the height of the nails of his framework, causing ripples of movement to pass across the contours of the work, while gradual variations of mottled light dance across the surface, shaping and re-shaping the canvas into interlocking geometric forms that dissolve as the eye moves around it.
Referred to as the ‘father of Minimalism’ by Donald Judd, Castellani’s first, pioneering Superfici (‘Surfaces’) achieved an architectural clarity and self-sufficiency that existed beyond the artist’s hand, erasing the final traces of figuration that lingered in the gestural painting of Abstract Expressionism or Arte Informel in the 1950s and carving out a blank, colourless space for the artwork to be considered not as an illusory, referential window onto something else, but as an object in and of itself. ‘Monochrome offers the last chance for painting to distinguish itself from the other arts’, he wrote in 1958, ‘the surface, which has, on various occasions, described, alluded and suggested, and has been the scene of idylls, dramas and raving, is now silent’ (E. Castellani, quoted in Enrico Castellani, exh. cat., Fondazione Prada, Milan, 2001, p.16). Since then Castellani has approached his Superfici with an immense single-mindedness, gradually and assiduously continuing to develop his style within the parameters of the series; while the 1970s saw the artist clinically explore the nature of the individual line in space, in the 1980s he began to produce the kind of work seen here, notable for the fluidity of its contours, its subtle irregularities and teeming visual fields. The Superficie have become for Castellani a fully-formed visual language within which to work – and works like this reflect the eloquence the artist has achieved in his mastery of that language.

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