Fucini, Renato (1843-1921), novelliere verista e "macchiaiolo", con lo psuedonimo-anagramma di "Neri Tanfucio" firmò quel piccolo capolavoro che è "Le veglie di Neri" - bellissimo lotto di autografi fuciniani, comprendente, oltre al frontespizio firmato di una plaquette di versi dal titolo "Il Superstite calabrese" (1894), al mss. (firmato "Neri Tanfucio") della poesia "Le Stagioni" (8 vv.) e a tre bigl. da vis. con parti mss., ben 20 tra l. e c.p. a.f., quasi tutte scritte, in tono scherzoso, all'amico Bettolucci in un periodo compreso tra il 1908 e il 1920 dalle proprie residenze d'elezione (Empoli e Dianella, frazione di Vinci presso la quale passava l'estate e dove morì). Particolarmente bella la c.p. "Dianella 9. 6. 1910", che al verso presenta la riproduzione di una veduta cinquecentesca di Firenze: "Caro il mio Tognaccio brutto, che bella, che divina giornata quella di domenica scorsa ! Acqua, vento, fulmini, freddo, e, quel che è peggio, il rimorso d'aver fatto venire dalla Versiliana alla piaggetta la povera Lula per ricevere questi musi, Papà ci liberi tutti, di vagabondi affamati"; bellissima poi l'ultima c.ill., dettata alla nipote ("segretaria Emma nipote"), Dianella (Empoli) 9 ottobre 1920, che contiene un addio in perfetto stile fuciniano: "Caro brutto, quando uno è ridotto ad invidiarti lo immagini in che stato miserevole è ridotto?" (25)

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Fucini, Renato (1843-1921), novelliere verista e "macchiaiolo", con lo psuedonimo-anagramma di "Neri Tanfucio" firmò quel piccolo capolavoro che è "Le veglie di Neri" - bellissimo lotto di autografi fuciniani, comprendente, oltre al frontespizio firmato di una plaquette di versi dal titolo "Il Superstite calabrese" (1894), al mss. (firmato "Neri Tanfucio") della poesia "Le Stagioni" (8 vv.) e a tre bigl. da vis. con parti mss., ben 20 tra l. e c.p. a.f., quasi tutte scritte, in tono scherzoso, all'amico Bettolucci in un periodo compreso tra il 1908 e il 1920 dalle proprie residenze d'elezione (Empoli e Dianella, frazione di Vinci presso la quale passava l'estate e dove morì). Particolarmente bella la c.p. "Dianella 9. 6. 1910", che al verso presenta la riproduzione di una veduta cinquecentesca di Firenze: "Caro il mio Tognaccio brutto, che bella, che divina giornata quella di domenica scorsa ! Acqua, vento, fulmini, freddo, e, quel che è peggio, il rimorso d'aver fatto venire dalla Versiliana alla piaggetta la povera Lula per ricevere questi musi, Papà ci liberi tutti, di vagabondi affamati"; bellissima poi l'ultima c.ill., dettata alla nipote ("segretaria Emma nipote"), Dianella (Empoli) 9 ottobre 1920, che contiene un addio in perfetto stile fuciniano: "Caro brutto, quando uno è ridotto ad invidiarti lo immagini in che stato miserevole è ridotto?" (25)