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LETTERATURA DEL NOVECENTO. CARTE PIERO MARRUCCHI. Piero MARRUCCHI (1875-1958) è stato una figura-chiave nel pensiero filosofico e religioso dei primi decenni del XX secolo. Nella Firenze dei primi del Novecento partecipò alla fondazione dell'importantissima Biblioteca Filosofica di Piazza Donatello, legandosi fin da allora in intensa amicizia con i protagonisti della generazione delle riviste d'avanguardia fiorentine ("Leonardo", "La Voce", "L'Anima"): suoi interlocutori di riferimento erano dunque i Papini, i Prezzolini, i Giovanni Amendola, gli Emilio Cecchi. Sul "Leonardo" scrisse sotto lo pseudonimo "Pietro l'Eremita", continuando poi la sua attività sulle riviste successive. Temperamento contemplativo e speculativo, i suoi contributi editi sono relativamente pochi rispetto alla misura della sua influenza, ben maggiormente misurabile dalle lettere (specie quelle scambiate con Prezzolini, temperamento a lui antitetico). Si interessò precocemente di filosofia e letteratura indiane, dei mistici tedeschi studiati anche dall'amico fraterno Prezzolini, di Platone e dei neoplatonici, di tomismo e filosofia rinascimentale, infine di Kant e Rosmini. Estraneo tanto all'interventismo nazionalista, che invece com'è noto abbracciarono quasi tutti i suoi compagni di strada, che al fascismo (nel 1939-40 collaborò anzi alla rivista antifascista "Principi", diretta da Griogio La Pira), dopo la guerra continuò i suoi studi, relativamente più appartato, anche in tarda età. Di eccezionale interesse, dunque, l'archivio epistolare di cui si presenta qui la parte centrale. Suo pezzo forte è la scelta dal carteggio con Giuseppe PREZZOLINI (il carteggio completo, fra il 1902 e il 1918, è stato edito nel 1997, a cura di Angela Piscini, dalle Edizioni di Storia e Letteratura; ivi anche l'utile bibliografia degli scritti editi del Marrucchi): sono ventiquattro le lettere di Prezzolini (comprese fra il 1905 e il 1918) qui presenti, unitamente a quattro minute di lettere di Marrucchi a Prezzolini. Contenute nel nostro corpus sono altresì, tutte inedite e di estremo interesse, diciannove lettere di Giovanni PAPINI (più cinque minute di Marrucchi a Gian Falco); tredici fra lettere e cartoline di Giovanni AMENDOLA; dodici di Rudolf EUCKEN (più cinque minute); ventiquattro dello scrittore Bruno CICOGNANI (con una minuta); quattordici di Giulio SALVADORI (e tre minute); presenze più episodiche quelle di Maurice BLONDEL (una lettera del 1913), Ernesto BUONAIUTI (una lettera del 1906), Luigi STIRATI, Felice TOCCO, Giovanni GIOVANNOZZI, eccetera. Una vera sorpresa è la nutrita presenza, poi, di Emilio CECCHI; nota la sua collaborazione giovanile a riviste di orientamento romantico e spiritualista, ma dalle trentacinque bellissime, lunghe e appassionate lettere a Marrucchi questa componente della sua personalità giovanile emerge in primissimo piano (impressionante per esempio la prima lettera della serie, 10 luglio 1905, con una lunga trascrizione dal Vangelo di Giovanni; o ancora, 15 settembre dello stesso anno: sento anche molta musica: Beethoven è quello che mi tiene in vita, nella vita che è utile vivere; lunghe disquisizioni sul misticismo italiano e quello orientale, russo, sul pragmatismo di Vailati, eccetera. E' presente anche, nelle pieghe del carteggio, il manoscritto autografo di un componimento poetico del giovane Cecchi, L'olea fragrans). Il carteggio, fittissimo e rovente nel 1905-1908, continua sporadicamente sino al '43, ma alla maturazione dell'habitus razionalista del critico e saggista (collocabile all'inizio degli anni Dieci) si capisce che la frequentazione col Marrucchi è divenuta ormai per Cecchi una consuetudine lontana, un rinvio elegiaco alla pasada folor di una giovinezza che non si percepiva sinora quanto fosse stata appassionata e problematica. Si aggiunge così una documentazione importante sulla formazione di uno dei protagonisti del nostro Novecento.
Archivio, nel suo insieme, del massimo interesse.
Archivio, nel suo insieme, del massimo interesse.