Lot Essay
Nel visionario dipinto La seggiola dell'uomo strano è tale la presenza di tracce autobiografiche da rendere praticamente certa l'immedesimazione dell'artista nella schematica figura umana al centro della composizione, "l'uomo strano". Anzitutto, la veduta urbana (memore delle città che entrano dalle finestre dei quadri futuristi) potrebbe essere una veduta di Monte Mario come Balla poteva vederla dalla sua casa di via Oslavia; la sedia raffigurata (azzurra come il personaggio) era stata disegnata da Balla stesso per la sala da pranzo della casa di via Paisiello, mentre altri elementi come le decorazioni per paravento sembrano riaffiorare direttamente dalla memoria dell'artista.
La composizione si sviluppa attorno a un bilancio cromatico raffinatissimo di azzurri freddi composti in prismi geometrici che si oppongono a possenti forme curvilinee nei toni dell'ocra e del marrone. La preponderante bicromia viene violata soltanto da rari accenti di forme rosse, verdi, gialle e dai grigi della veduta urbana. Questo contrappunto riflette un modo di concepire e strutturare i dipinti tipico e ricorrente in Balla (si confrontino anche i titoli di alcune opere coeve come Pessimismo e ottimismo, 1923, La Brunbionda, 1927-28, Sincero-Falso, 1929). La contrapposizione di concetti e forze in conflitto viene utilizzata in funzione dinamica, come generatrice di movimento pittorico. Il futurista "uomo strano" anima, grazie alla sua energia, la composizione di cui è il motore rigido e apparentemente immobile, il centro attorno a cui ruotano le curve e -insieme- il punto da cui si irradiano le rette.
Il dipinto presenta alcuni elementi inspiegabili che già avevano fatto parlare la critica del tempo di "intendimenti ultrareali" (V. Orazi citato in G. De Marchis, Giacomo Balla, L'aura futurista, Torino 1977, p. 78). Tra essi sono particolarmente evidenti le già citate sovrapposizioni nella memoria e le forme colorate che strutturano lo spazio; a queste sono sicuramente da aggiungere la minuscola e misteriosa silhouette del personaggio centrale e l'inquietante ombra portata della seggiola, mentre dal punto di vista sintattico le dimensioni sono incongruenti e le prospettive inconciliabili. Questi elementi, creando un forte senso di spaesamento, evocano la presenza di forze spirituali che innervano e deformano la realtà. Non è necessario pensare a suggestioni surrealiste (che Balla avrà considerato -come altre novità artistiche provenienti dall'estero- poco italiane, e quindi da lui non recepibili) in quanto tutti questi elementi sono già spiegabili in un ambito di poetica futurista e presenti, anche se diversamente declinate, in numerosi dipinti futuristi dell'artista. L'interno rappresentato -non solo per la presenza di oggetti d'arredo progettati da Balla- sembra anzi riprendere e portare fino alle estreme conseguenze i proclami futuristi: "è l'ambiente che plasma l'uomo. Alle sale vecchie e polverose, risuonanti il rosicchio dei tarli, e invitanti al dolce far niente, noi sostituiremo ambienti vivificatori, pieni di luci, di colori, di forme adeguati alla intensità, alla praticità ed al dinamismo della vita moderna" (cit. in Giovanni Lista, Balla, Modena 1982, pp. 86-88).
La composizione si sviluppa attorno a un bilancio cromatico raffinatissimo di azzurri freddi composti in prismi geometrici che si oppongono a possenti forme curvilinee nei toni dell'ocra e del marrone. La preponderante bicromia viene violata soltanto da rari accenti di forme rosse, verdi, gialle e dai grigi della veduta urbana. Questo contrappunto riflette un modo di concepire e strutturare i dipinti tipico e ricorrente in Balla (si confrontino anche i titoli di alcune opere coeve come Pessimismo e ottimismo, 1923, La Brunbionda, 1927-28, Sincero-Falso, 1929). La contrapposizione di concetti e forze in conflitto viene utilizzata in funzione dinamica, come generatrice di movimento pittorico. Il futurista "uomo strano" anima, grazie alla sua energia, la composizione di cui è il motore rigido e apparentemente immobile, il centro attorno a cui ruotano le curve e -insieme- il punto da cui si irradiano le rette.
Il dipinto presenta alcuni elementi inspiegabili che già avevano fatto parlare la critica del tempo di "intendimenti ultrareali" (V. Orazi citato in G. De Marchis, Giacomo Balla, L'aura futurista, Torino 1977, p. 78). Tra essi sono particolarmente evidenti le già citate sovrapposizioni nella memoria e le forme colorate che strutturano lo spazio; a queste sono sicuramente da aggiungere la minuscola e misteriosa silhouette del personaggio centrale e l'inquietante ombra portata della seggiola, mentre dal punto di vista sintattico le dimensioni sono incongruenti e le prospettive inconciliabili. Questi elementi, creando un forte senso di spaesamento, evocano la presenza di forze spirituali che innervano e deformano la realtà. Non è necessario pensare a suggestioni surrealiste (che Balla avrà considerato -come altre novità artistiche provenienti dall'estero- poco italiane, e quindi da lui non recepibili) in quanto tutti questi elementi sono già spiegabili in un ambito di poetica futurista e presenti, anche se diversamente declinate, in numerosi dipinti futuristi dell'artista. L'interno rappresentato -non solo per la presenza di oggetti d'arredo progettati da Balla- sembra anzi riprendere e portare fino alle estreme conseguenze i proclami futuristi: "è l'ambiente che plasma l'uomo. Alle sale vecchie e polverose, risuonanti il rosicchio dei tarli, e invitanti al dolce far niente, noi sostituiremo ambienti vivificatori, pieni di luci, di colori, di forme adeguati alla intensità, alla praticità ed al dinamismo della vita moderna" (cit. in Giovanni Lista, Balla, Modena 1982, pp. 86-88).
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