Dana Schutz

L’artista newyorkese Dana Schutz realizza opere complesse che riflettono le ambiguità e gli attriti della realtà quotidiana. Muovendosi tra pittura, disegno e scultura, fa riferimento alla cultura pop, alla storia dell’arte e all’attualità, reimmaginando il mondo in termini strani e impossibili. Schutz è nata nel Michigan nel 1976.

Ha studiato al Cleveland Art Institute e alla Columbia University, conseguendo il Master of Fine Arts nel 2002. Tra le influenze formative figurano giovani pittrici come Cecily Brown, Laura Owens e Nicole Eisenman. Ammirava inoltre David Salle, Alice Neel e gli espressionisti tedeschi. Schutz ha ottenuto il plauso della critica sin dagli esordi della sua carriera.

Colori vivaci, pennellate espressive, figure metamorfiche e geometrie distorte hanno rapidamente definito il suo lavoro. Tra i suoi primi dipinti di rilievo figurano Sneeze (2002, Institute of Contemporary Art, Boston) e la sua importante serie Self-Eaters (2003–04), che raffigura figure impegnate in atti di autocannibalismo. In Self-Portrait as a Pachyderm (2005), si è ritratta con una pelle spessa, simile a quella di un elefante. Al tempo stesso umoristiche e grottesche, queste opere esploravano temi quali la deformazione corporea e l’umiliazione, invitando al confronto con i dipinti di Goya, Francis Bacon e George Condo. Le opere di Schutz evocano spesso stati di turbamento apparentemente incomprensibile.

Swimming, Smoking, Crying (2009, Nerman Museum of Contemporary Art, Kansas) appartiene a una serie che raffigura donne intente a compiere tre azioni incompatibili contemporaneamente. Building the Boat While Sailing (2012) reinterpreta La zattera della Medusa (1818–19) di Théodore Géricault come allegoria della pittura stessa, con i suoi soggetti che si affannano ad assemblare la loro imbarcazione mentre sono alla deriva nell’oceano. Altri dipinti affrontano esplicitamente il caos del mondo moderno. Open Casket (2016), un ritratto di Emmett Till che ha suscitato polemiche alla Biennale del Whitney del 2017, è stato realizzato in risposta alle continue segnalazioni di violenze da parte della polizia nei confronti degli uomini di colore.

Schutz ha esposto in numerose occasioni, con importanti mostre personali al Musée d’art contemporain de Montréal e al Louisiana Museum of Modern Art, in Danimarca. Le sue opere ottengono inoltre ottimi risultati nelle aste. Elevator (2017) ha stabilito un nuovo record mondiale di prezzo per l’artista quando è stato venduto per 50.050.000 HK$ da Christie’s Hong Kong nel 2020. Un’opera correlata, Fight in an Elevator (2015), è conservata al Whitney Museum of American Art di New York.


DANA SCHUTZ (B. 1976)

The Fishermen

DANA SCHUTZ (B. 1975)

My Mind Is Still

Dana Schutz (b. 1976)

Bain de Soleil

Dana Schutz (B. 1976)

Kissing in the Dump

DANA SCHUTZ (B. 1976)

Singer Songwriter

DANA SCHUTZ (B. 1976)

Arrangement

Dana Schutz (b. 1976)

Horsey Situation

DANA SCHUTZ (B. 1976)

Arrangement

DANA SCHUTZ (B. 1976)

Frank at Night

Dana Schutz (b. 1976)

Crapping, Braiding and Whistling

Dana Schutz (b. 1976)

Frank at Night

DANA SCHUTZ (B. 1976)

Death of the Self Eater

Dana Schutz (b. 1976)

Ear on Fire

Dana Schutz (b. 1976)

Reconciliation

Dana Schutz (b. 1976)

The Population

DANA SCHUTZ (B. 1976)

Reconciliation

DANA SCHUTZ (B. 1976)

Beat Out the Sun

DANA SCHUTZ (B. 1976)

Twilight of the Gods

Dana Schutz (b. 1976)

Fire on the Horizon

Dana Schutz (b. 1976)

Albino with Wig

Dana Schutz (b. 1976)

QVC (I'm into Minimalist Tatoos)

DANA SCHUTZ (B. 1976)

One Eyed Girl