Günther Förg

La poliedrica ricerca artistica di Günther Förg abbracciava la pittura, la grafica, la scultura e la fotografia. Nato nel 1952 a Füssen, in Baviera, Förg studiò arte all’Accademia di Belle Arti di Monaco. Lì si avvicinò all’Art Informel, una forma gestuale di astrazione. Si dedicò con entusiasmo alla storia dell’arte, ispirandosi e attingendo dai suoi predecessori modernisti.

Förg si affermò in un mondo alla disperata ricerca di nuove direzioni per la pittura. Tra i suoi contemporanei figuravano artisti come Martin Kippenberger, Albert Oehlen e Werner Büttner — i cosiddetti «ragazzi di Hetzler» — che negli anni ’80 si riunivano attorno alla galleria di Max Hetzler a Colonia. Mentre molti di questi artisti sostenevano uno smantellamento selvaggio e sovversivo delle tradizioni pittoriche, Förg perseguì un percorso più rigoroso e riflessivo.

Dopo aver abbandonato la pittura per gran parte degli anni ’80 a favore della fotografia, alla fine tornò a questo mezzo, avvalendosi di una varietà di supporti diversi tra cui legno, rame e bronzo, oltre a piombo e tela. Fondando il proprio approccio sulla storia dell’arte, tra le sue prime influenze figuravano Georg Baselitz, Robert Ryman e Blinky Palermo: tutti artisti che avevano sistematicamente sovvertito le convenzioni di questo mezzo espressivo. Dal punto di vista visivo, tuttavia, le sue opere invitavano a un maggiore confronto con i pittori del Colour Field come Barnett Newman e Mark Rothko, che si confrontavano con le nozioni di trascendenza e di sublime. A differenza dei suoi predecessori, però, Förg era meno interessato al potere metafisico del mezzo che alle sue proprietà fisiche allo stato grezzo.

Le opere in piombo di Förg erano centrali nella sua produzione, consentendogli di esplorare le relazioni tra opera d’arte e oggetto, materia e forma, che lo hanno affascinato per tutta la sua carriera. Era particolarmente interessato all’effetto delle qualità morbide e malleabili del piombo che diventavano visibili attraverso i sottili strati di vernice che applicava sulla superficie. Il suo capolavoro, Untitled (1990), un monumentale acrilico su piombo composto da 22 dipinti, , ha stabilito il record d’asta dell’artista nel 2020 da Christie’s Londra, venduto per 1.331.250 sterline.

Förg iniziò i «dipinti a griglia» nei primi anni ’90, utilizzando il motivo a reticolo delle sue serie precedenti, le Fenster-Aquarelle o Acquerelli delle finestre. Per l’artista, ogni serie era definita, con una conclusione specifica e pianificata, ma spesso reincarnava determinati motivi o gesti conferendo loro nuove forme. I «quadri a macchie» di Förg, realizzati tra il 2007 e il 2009, figurano tra le sue ultime opere. Rappresentano il grandioso culmine di una pratica che, fin dagli anni ’80, aveva rigorosamente indagato l’interazione tra colore, materia e forma. Queste opere rappresentavano un allontanamento dalla densità delle sue opere “window” e “grid”, abbracciando luce, spazio e grandi dimensioni.

Günther Förg è scomparso nel 2013, ma la sua eredità continua a influenzare e ispirare. Le sue opere fanno ora parte delle collezioni del Museum of Modern Art di New York, dello Stedelijk Museum di Amsterdam, del San Francisco Museum of Modern Art, della Tate di Londra e di molte altre istituzioni.


Günther Förg (1952-2013)

Ohne Titel (Untitled)

Günther Förg (1952-2013)

Hommage à Le Corbusier